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    Vol. XVI, No. 20 5 dicembre 2012

    Dalla Curia

     

    Commissione per la revisione degli studi.  Per rispondere alla sfida di preparare i gesuiti ad affrontare nel modo migliore la missione nel mondo d'oggi, il Padre Generale lo scorso febbraio ha costituito una Commissione per la revisione degli studi di filosofia e teologia. La Commissione è composta da un gesuita per ogni assistenza. Fino ad oggi essa ha interpellato formatori, professori e studenti delle diverse Conferenze per avere un quadro più chiaro dello stato attuale dei nostri studi. I membri hanno condiviso i propri documenti di lavoro e si incontreranno alla Curia Generalizia dall'8 al 15 dicembre prossimo. La revisione della nostra formazione intellettuale comporterà di prendere il meglio dalla tradizione educativa della Compagnia per incorporarvi le innovazioni necessarie a preparare i gesuiti alla missione. L'obiettivo delle giornate romane sarà elaborare un documento che definisca le linee-guida per i diversi programmi di studio delle Conferenze. Si auspica che la Commissione termini i suoi lavori entro febbraio 2013.

     

    Conversazione sull'educazione superiore negli USA. Il 10 e 11 dicembre dodici rappresentanti dell'educazione superiore dei gesuiti negli Stati Uniti si riuniranno presso la Curia Generalizia di Roma per una conversazione di due giorni sul cammino fatto per rafforzare l'identità e la missione delle nostre istituzioni educative negli anni passati. L'Associazione dei Collegi e delle Università della Compagnia ha preparato due documenti: Le caratteristiche delle università cattoliche e della Compagnia e La missione della Chiesa cattolica e della Compagnia nei Collegi e nelle Università degli Stati Uniti. Questi due documenti saranno la base della conversazione di Roma. Il gruppo è composto da sei presidenti, gesuiti e laici, da due Provinciali, da due moderatori di commissioni e da due dirigenti d'università. Sarà un momento opportuno per esaminare il progresso fatto per rafforzare il carattere cattolico e gesuitico delle scuole, come pure le sfide e le opportunità. La conversazione vuole anche rappresentare un passo avanti nel rafforzare la collaborazione tra gesuiti e laici e portare avanti il nostro programma di fede e giustizia in questa regione della Compagnia.

     


    Dalle Province

     

    La Provincia del Medio Oriente di fronte ai problemi nel mondo arabo 

     

    Il 22 luglio 2011 in una lettera indirizzata ai membri della sua Provincia e intitolata: « Sfide e promesse della nostra missione », il Provinciale del Medio Oriente, Padre Victor Assouad, descriveva la situazione e la visione della Provincia di fronte ai cambiamenti in atto nel mondo arabo. Oggi, in un testo del 24 novembre 2012, il Padre Assouad ricorda le direttive date ai gesuiti.

    Padre Assouad riprende il testo del 2011.

    «In quanto gesuiti, non cerchiamo di predire il futuro né di prendere posizioni politiche. Al contrario, dobbiamo riaffermare i valori e i principi evangelici e discernere il modo in cui possono esserci d'aiuto oggi. In questo contesto, vorrei sottolineare alcuni punti che mi sembrano importanti:

    • - Le rivolte che interessano la maggior parte dei nostri paesi arabi, nonostante tutte le manipolazioni o interpretazioni possibili, almeno in alcuni casi, sono stati ovunque ispirati anche da persone, in particolari giovani, che aspirano ad una vera libertà, pluralismo e democrazia. La loro azione va contro la repressione, la corruzione, i privilegi esorbitanti, le evidenti ineguaglianze sociali, la disoccupazione e la povertà generate o autorizzate da regimi dittatoriali diventati ereditari, che usurpano il potere da oltre trenta, quarant'anni o addirittura mezzo secolo.
    • - I moderni mezzi di comunicazione sociale, utilizzati in questi paesi per avviare e sostenere le rivolte popolari, costituiscono un fatto senza precedenti che ci fa pensare che non potranno essere spenti o soffocati. Ormai, se vogliamo, è aperta una strada per la denuncia continua, nonostante tutti i tentativi per reprimerla o cancellarla.
    • - In quanto cristiani, i nostri principi d'azione non possono essere regolati o guidati dalla paura o dalla negazione dell'altro, chiunque esso sia, anche quando questa paura o negazione sia giustificata o realistica. Al contrario, è in uno spirito di apertura, di accoglienza e di rispetto dell'altro che ci dobbiamo porre e agire. La chiusura su se stessi, il rigetto o il rifiuto dell'altro costituiscono una posizione antievangelica che non dobbiamo affatto assumere.
    • - Tuttavia, i cristiani hanno il diritto e il dovere di esigere delle garanzie per la loro presenza e la loro azione all'interno del mondo musulmano. Essi devono, in quanto cittadini a pieno titolo, richiedere la garanzia di vivere e praticare la loro fede, avere i propri luoghi di culto, così come il riconoscimento della libertà di coscienza.
    • - Per raggiungere questo obiettivo, i cristiani hanno il dovere di impegnarsi in pieno con i loro concittadini per chiedere il rispetto della dignità di ogni persona umana, l'affermazione delle libertà fondamentali, il rifiuto dei privilegi e la condanna della corruzione, così come una costituzione che riconosca a tutti i cittadini gli stessi diritti e doveri, nel quadro dell'unità nazionale e del pluralismo».

    Poi aggiunge come conclusione:

    « Oggi, nonostante il persistere della violenza - in aumento - e nonostante le numerose delusioni riguardo alle aspettative di libertà, democrazia e dignità umana, vogliamo ribadire il nostro impegno di solidarietà verso le vittime e le persone che soffrono, per contribuire ad alleviare il loro dolore e offrire loro la possibilità di rialzarsi. Riaffermiamo il nostro desiderio di impegnarci nel dialogo, la riconciliazione e l'unità, ove questo sia possibile. Rifiutiamo le reazioni di paura e i tentativi d'isolamento, come anche ogni ricorso alla violenza e alle armi, anche se a volte ciò sembri giustificato o legittimo.

    Vogliamo unire le nostre energie a quelle delle Chiese locali, per coordinare gli sforzi e assicurare un miglior sostegno alle popolazioni cristiane colpite e preoccupate, in uno spirito di apertura a tutte le parti e cittadini di buona volontà.

    Riteniamo che, quali che siano le tragedie e le prove che stiamo vivendo, ci sia sempre una via di pace e di vita che può essere intrapresa ».

     

    CONGO R.D.: Un gesuita per il cambiamento sociale

    Dal 2005 al 2012 il P. Ferdinand Muhigirwa è stato direttore del CEPAS, Centro di Studi per l'Azione Sociale. Anche se il suo Paese è ricco di risorse naturali, i benefici del loro sfruttamento non arrivano alla maggior parte della popolazione. Ecco perché P. Ferdinand dal 2008 ha iniziato a lavorare per cambiare il sistema di gestione di queste risorse da cui potrebbero trarre beneficio i suoi concittadini. Per questo motivo, Sylvain Ntumba, direttore generale dell'Istituto Africano per lo Sviluppo Economico e Sociale (INADES), ha riconosciuto l'opera di Ferdinand Muhigirwa come un segno tangibile di "impegno per il cambiamento sociale". Il tipo di cambiamento promosso da P. Muhigirwa non riguarda solo il settore delle risorse naturali, ma anche la gestione delle organizzazioni e delle istituzioni. Egli è convinto che il cambiamento sociale basato sulla giustizia non può avvenire se non vengono rafforzate le capacità di sviluppo dei protagonisti. "E' per questa ragione che P. Muhigirwa ha creato il settore per il sostegno allo sviluppo", ha spiegato Christian Mavinga, responsabile del settore  dello sviluppo nel CEPAS. Grazie a questo settore, il Centro offre alle ONG (Organizzazioni Non-Governative) e alle istituzioni statali non solo la possibilità di partecipare a corsi di formazione per lo sviluppo delle proprie capacità, ma anche di impegnarsi nel formare gli altri.

     

    GOA: Festa di San Francesco Saverio

    Il 3 dicembre a Goa (India) è festa nazionale: si celebra San Francesco Saverio, Patrono delle Missioni.  Molto venerato da cristiani e non cristiani, la popolazione locale lo indica col titolo di Goencho Saib (Signore di Goa). In questo giorno tutte le strade portano all'antica città di Old Goa, dove si conservano le sue spoglie nella bellissima basilica barocca di Bom Jesus costruita dai gesuiti nel 1605. Quest'anno sono stati circa 100.000 i pellegrini che sono giunti a Old Goa lo scorso 3 dicembre.  Come sempre le celebrazioni si sono svolte con grande solennità e la partecipazione di circa 7000 fedeli per ciascuna delle 12 messe che si sono susseguite durante tutta la giornata, a cominciare dalle 4 del mattino. Essendo la basilica insufficiente per accogliere una tale folla, davanti ad essa era stato allestito un grande tendone (shamiana) con all'interno 9.000 sedie, ma molti sono comunque dovuti restare in piedi. In serata si è tenuta una speciale "messa dei gesuiti", presieduta dal Provinciale, P. Rosario Rocha, e concelebrata da circa 50 sacerdoti, in maggioranza gesuiti, alla quale hanno partecipato familiari, amici e benefattori  della Compagnia. Una caratteristica della festa di San Francesco Saverio è il "pellegrinaggio a piedi in gruppo", con persone provenienti da più di 200 km che si uniscono al gruppo principale in punti prestabiliti. Raggiungono Old Goa la vigilia della festa dopo un viaggio di 3-4 giorni. All'arrivo, a mezzogiorno, assistono ad una messa speciale, poi la sera alla processione a lume di candela e fino a notte fonda cantano dei bhajan (inni ). Quest'anno sono stati 500 i fedeli che si sono uniti al pellegrinaggio, il 32° della serie.  Vedi il video

     

    HAITI: Microcredito per donne in difficoltà

    Considerate le principali vittime dell'esclusione oltre ai campesinos e ai bambini, le donne di Haiti hanno creatività e grazie al loro lavoro sostengono più del 43% delle famiglie monoparentali di cui sono il capofamiglia. Il terremoto che ha sconvolto l'isola il 12 gennaio 2010 ha colpito in particolar modo le donne. Centinaia di migliaia di loro, venditrici ambulanti, collaboratrici domestiche e operaie, si trovarono all'improvviso senza mezzi di sussistenza. Da un giorno all'altro, si videro costrette a trovare rifugio insieme ai figli negli accampamenti e ad affrontare una grande sfida: inventarsi la maniera per sostenere la propria famiglia. Sensibile alla difficile situazione di queste donne, nell'ottobre 2011 il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) ha avviato un progetto volto al "miglioramento delle condizioni di vita e della dignità di 2040 donne sfollate di Port au Prince, attraverso strategie di auto-sostentamento economico e promozione socio-culturale". A un anno dalla messa in atto del progetto in quattro accampamenti di Port  au Prince, 108 donne capofamiglia sono state istruite  nella gestione del commercio spicciolo e si sono organizzate in un gruppo di cooperativismo economico, prima di ricevere ognuna in prestito dal JRS una piccola somma. Il progetto non è che un piccolo esempio del cammino di speranza che stanno percorrendo le donne haitiane sfollate dopo il terremoto con la loro creatività e tenacia, silenziosa ma efficace.

     

    ROMA: Riti cinesi, voci dalla Cina

    La controversia sui Riti Cinesi nel XVII e inizio XVIII secolo è spesso considerata unicamente una questione europea: la Chiesa cattolica si domandava se i cinesi convertiti potessero continuare a praticare i riti cinesi come il culto degli antenati. Ma fino a che punto gli studiosi cinesi presero parte ai dibattiti in proposito? Un'eccezionale serie di fonti cinesi ed europee custodite negli archivi romani della Compagnia di Gesù (ARSI), relativi al periodo 1701-1704, offrono nuovi elementi di prova per la parte cinese della controversia. Queste fonti comprendono una collezione di circa 60 lettere cinesi (con circa 430 diversi firmatari) che furono inviate a Roma per far sentire la loro voce. Queste lettere offrono una visione unica non solo dell'argomentazione ma anche della composizione sociologica delle comunità cristiane locali e i loro legami all'inizio del XVIII secolo. Un nuovo libro pubblicato dall'ARSI indaga su come le informazioni sui riti cinesi furono fornite, diffuse e scambiate in quel momento. Il volume utilizza in pieno la ricchezza di questi documenti per quanto riguarda tre temi: i testi cinesi diffusi in Europa, la collaborazione tra esperti e comunità cristiane all'inizio del XVIII secolo, le dispute interculturali. Il libro comprende una riproduzione di tutte le principali fonti cinesi. Vedi: www.sjweb.info/arsi/

     

    USA: Premio a un operatore sociale indiano

    Recentemente Eric Kellogg, sindaco della città di Harvey, in Illinois, ha conferito il premio Outstanding Achievement al P. Cedric Prakash, direttore di Prashant, un centro della Compagnia di Gesù per i diritti umani, la giustizia e la pace con sede a Ahmedabad, nello stato del Gujarat, in India. Kellog ha lodato P. Prakash per il suo straordinario servizio all'umanità e la sua lotta per rendere giustizia ai poveri e alle vittime della violenza settaria, in particolare nel Gujarat. Il sindaco ha anche ricordato le rivolte che nel 2002 in Gujarat costarono la vita ad oltre 1000 persone, in maggioranza musulmani, e come il P. Prakash sfidò le minacce di morte per aiutare le vittime. L'opera del gesuita testimonia che esiste la compassione, l'altruismo e "una formidabile convinzione nella fratellanza umana". Nell'accettare il premio il P. Prakash ha detto che esso "è un modo per ricordare che nessuno di noi dovrebbe stare tranquillo fin quando la giustizia non trionferà".

     


    Novità su SJWEB

     

    Una nuova serie di diapositive sul viaggio del Padre Generale in America Latina (28 ottobre-8 novembre). Cliccare su http://sjweb.info/ss/index.cfm oppure su slideshows della nostra pagina web.