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    Vol. XVIII, No. 1 10 gennaio 2014

    PADRE GENERALE

     

    Dopo l'incontro dei Gesuiti di Roma con Papa Francesco, il 3 gennaio 2014, abbiamo chiesto al Padre Generale alcune impressioni. Ecco le sue risposte.

     

    Alcuni giorni fa si è tenuta nella Chiesa del Gesù una messa di ringraziamento per la canonizzazione di Pietro Fabro, uno dei primi compagni di Ignazio e co-fondatore della Compagnia di Gesù.  Questo vuol dire che la Compagnia continua a promuovere la canonizzazione di gesuiti per aumentare la già lunga lista dei suoi santi?

     

    La domanda sembra non considerare che praticamente in tutti gli ordini religiosi ci sono una o due persone qualificate che si occupano di vigilare affinché siano soddisfatti i requisiti necessari per la canonizzazione di coloro che possono contribuire con il loro esempio di vita e la loro ispirazione alla vita della Chiesa. Questi religiosi, chiamati "Postulatori" studiano e preparano il processo, non solo di religiosi dello stesso Ordine, ma a volte si prendono cura anche di altre cause di laici, o religiosi o ecclesiastici, che chiedono la loro collaborazione. Naturalmente i Postulatori lavorano seguendo i principi e le politiche dell'Ordine.  Noi pensiamo che il bene fondamentale sia quello della Chiesa e teniamo molto in considerazione il fatto che ci sia devozione popolare per il candidato della cui canonizzazione ci occupiamo. Se c'è "devozione popolare" collaboriamo nella preparazione affinché sia seria e ben fondata. Per cui possiamo dire che non intendiamo affatto aumentare le nostre liste per accrescere il nostro prestigio; ciò sarebbe contrario al bene della Chiesa e quindi indegno della nostra vocazione.  

     

    Lei ha scritto una breve lettera alla Compagnia dopo la messa del giorno di Sant'Ignazio il 31 luglio 2013con le impressioni relative alla presenza e partecipazione di Papa Francesco. Che cosa sottolineerebbe della partecipazione del Papa in questa occasione?

     

    Confesso che mi è piaciuta molto un'osservazione fatta dal Cardinale Vallini in sacrestia prima della celebrazione della messa del 3 gennaio. Disse che questa celebrazione stava procedendo sulla strada della "estrema semplificazione".  Papa Francesco è entrato in Chiesa camminando come fanno solitamente i sacerdoti. Non aveva con sé il pastorale, simbolo di autorità e di ministero pastorale, ecc. Lo stesso è successo a luglio nel giorno di Sant'Ignazio. La mia interpretazione è che il Papa voleva dire che tra gesuiti la direzione la dà Sant'Ignazio e lui veniva come 'fratello tra fratelli" ad ascoltare la Parola di Dio e a lasciarsi guidare da lei.  Infatti la maggior parte dei gesuiti presenti (346) si sono riconosciuti nelle parole dell'omelia e si sono sentiti interpellati da Papa Francesco nel profondo dei loro cuori.

     

    Quali sono stati per voi gesuiti i punti centrali dell'omelia?

     

    Non posso pretendere di parlare a nome di tutti.  Per me sono quattro i punti che il Papa ha toccato e che ci invitano a pregare e ad approfondire.  (1) In primo luogo la necessità di concentrarsi su Cristo, così essenziale per Sant'Ignazio e che spiega perché portiamo il nome di Gesù. Focalizzarsi su Gesù per avere i suoi sentimenti, il suo cuore, per svuotare se stesso. (2) Il Papa ha definito il gesuita una persona "inquieta", difficile da accontentare; anzi, mai soddisfatta, mai convinta che sia stato fatto tutto e che non ci sia più spazio per procedere oltre. Il Papa ha definito i gesuiti persone dal "pensiero incompleto", "sempre aperto", in modo che solo nella coscienza dell'incompletezza riescono a trovare la pace. (3) Il terzo punto è un'estensione del secondo in termini di essere "uomini di grandi desideri", qualcosa che tocca profondamente sia Sant'Ignazio che San Pietro Fabro. Dai grandi desideri dipende l'audacia, il coraggio, la capacità di assumersi grandi rischi per il bene delle persone e della Chiesa. Non sempre ne usciremo bene ma senza rischio non c'è vita, e, come dice il Papa, senza desideri non si va da nessuna parte. (4) Il quarto punto è già un tema di Papa Francesco, ma prende rilievo nel contesto di questa messa con noi.  Si tratta di evangelizzare con dolcezza, fraternità e amore.

    Come si può vedere, siamo di fronte a sfide importanti, nelle quali armonizzare la tensione con la pace interiore, grandi desideri con uno stile fraterno e dolce nel presentare il Vangelo. Il gesuita, secondo Papa Francesco, è un uomo in tensione, consapevole di essere incompleto di fronte a Gesù e a Dio e dunque ansioso di "qualcosa in più", ma questa tensione  è interiore e lo rende sempre "pellegrino alla ricerca di altro", un uomo dai desideri difficili da accontentare; e allo stesso tempo cosciente delle sue lacune interiori, della sua imperfezione e del suo peccato, incapace di considerarsi meglio di chiunque altro, e quindi che non vede mai se stesso come l'amante perfetto e esigente, ma piuttosto come l'essere amato e perdonato "con l'altro".

     

    Ci può dire qualcosa su come tutto questo può influire sulla celebrazione del secondo centenario della ricostituzione della Compagnia?

     

    Posso dire in tutta sincerità che questo è lo stile della celebrazione del bicentenario.  Desideriamo che sia un anno di studio e di riflessione. Tutte le crisi della storia racchiudono una saggezza nascosta che è necessario dipanare. Per noi gesuiti questa è la commemorazione della nostra crisi più grande. È quindi importante che oltre agli eventi che conosciamo scopriamo il bene e il male delle nostre azioni, per ravvivare quei grandi desideri di cui parlava il Papa e proseguire l'opera di evangelizzazione perfezionando la nostra fratellanza e intensificando l'amore.

     


    DALLA CURIA


    Con il Papa in onore di S. Pietro Fabro. Non avere altro nome nella vita, e non compiere altra azione, che non sia strettamente collegata a Cristo. È con questo auspicio che Papa Francesco ha concluso il 3 gennaio l'omelia della messa presieduta nella Chiesa del Gesù, in ringraziamento per la canonizzazione di S. Pietro Fabro, nel giorno in cui la Chiesa festeggia la ricorrenza liturgica del Santissimo Nome di Gesù, "titolo" della Compagnia di Gesù. Erano presenti circa 350 gesuiti. Il Papa si è soffermato a lungo sulla figura del nuovo Santo, modello di santità sacerdotale nella Compagnia, canonizzato il 17 dicembre scorso. "Svuotati" perché pieni di Dio, ha detto il Papa. Inquieti perché instancabili nel cercare Dio. Audaci perché capaci di una fede che sogna alla grande, come sono i sogni di Dio. Insomma, uomini in perenne tensione per essere altri Cristo in terra. Papa Francesco ha meditato sul carisma del suo Ordine e lo ha fatto concentrandosi su Pietro Fabro, il confratello compagno di S. Ignazio, uomo di azione e di "grandi desideri, completamente centrato in Dio, e per questo poteva andare, in spirito di obbedienza, spesso anche a piedi, dovunque per l'Europa, a dialogare con tutti con dolcezza, e ad annunciare il Vangelo (...). La sua familiarità con Dio lo portava a capire che l'esperienza interiore e la vita apostolica vanno sempre insieme". Il Papa si è poi domandato: "Abbiamo anche noi grandi visioni e slancio? Siamo anche noi audaci? Il nostro sogno vola alto? Lo zelo ci divora? Oppure siamo mediocri e ci accontentiamo delle nostre programmazioni apostoliche da laboratorio? Ricordiamolo sempre: la forza della Chiesa non abita in se stessa e nella sua capacità organizzativa, ma si nasconde nelle acque profonde di Dio".

     


    NOMINE

     

    Il Padre Generale ha nominato:

     

    - Padre Rudolf Uher Provinciale della Provincia della Slovacchia (SVK). Il P. Uher, finora vice-rettore del Collegio del santissimo salvatore di Bratislava, è nato nel 1968, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1990 ed è stato ordinato sacerdote nel 1995.

     

    - Padre José Frazão Correia Provinciale della Provincia del Portogallo (POR). Il P. Frazão Correia, finora rettore della Comunidade Pedro Arrupe di Braga, è nato nel 1970, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1995 ed è stato ordinato sacerdote nel 2004.

     

    - Padre Osvaldo Chirveches Provinciale della Provincia di Bolivia (BOL). Il Padre Chirveches, finora Superiore e Maestro dei Novizi a Oruro, è nato nel 1971, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1990 ed è stato ordinato sacerdote nel 2000.

     


    DALLE PROVINCE


    SIRIA: Lavorare per la pace

    A Homs i gesuiti, nonostante la guerra che da anni insanguinala Siria, lavorano per la pace, il dialogo e la solidarietà. Ne ha parlato alla Radio Vaticana il Padre Ghassan Sahoui, direttore del Centro Educativo di Nouzha. "Noi gesuiti, insieme alle suore e con quasi 100 collaboratori, lavoriamo in un Centro educativo di aiuto umanitario. Abbiamo quasi 700 bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni e un Centro anche per disabili. Accogliamo tutti senza far nessuna differenza di religione. Ci sono cristiani, musulmani, sunniti, alawiti. Viviamo e sentiamo davvero questa solidarietà tra noi. Non vogliamo più la guerra: tutti noi proviamo a vivere e ad aiutarci davvero anche se c'è la guerra e la tristezza. Sentiamo però una certa gioia nel vivere insieme, nel combattere insieme contro l'inimicizia e l'odio che purtroppo in Siria sta crescendo sempre più tra tutti i gruppi. C'è un esempio in questo Centro, che serviamo un po' come "ponte": lavoriamo insieme per l'uomo, per i bambini e le famiglie. Si possono incontrare da noi: questo Centro serve da vero ponte tra sunniti ed alawit. Noi cristiani, come tutti gli altri gli uomini di buona volontà, non vogliamo altro che la pace. Qui proviamo a metter da parte il dialogo politico, gli argomenti politici e proviamo a vivere e aiutare la gente sul terreno, concretamente. Basta alle armi, basta al sangue perché così non si può vivere. Sempre tantissimi morti, sempre tantissime vittime: basta, basta!".

     

    SUD SUDAN: La situazione dei gesuiti

    Padre Agbonkhianmeghe E. Orobator, Provinciale dei gesuiti della Provincia dell'Africa Orientale (AOR), ha scritto una lettera sulla guerra nel Sud Sudan e sulla situazione dei gesuiti che lavorano nel paese. Ne riportiamo alcuni brani. "dai rapporti che mi giungono i nostri confratelli del Sud Sudan stanno bene e sono incolumi benché alcuni non sono potuti rientrare dopo essere stati a Nairobi, Kenya, per l'Assemblea di Provincia del dicembre scorso. Continuiamo a pregare per il Sud Sudan e per i nostri compagni che sono a Juba, Rumbek e Wau. Come sapete, c'è molta ansia e incertezza alimentata da dicerie e speculazioni. I colloqui di pace che sono iniziati di recente ad Addis Abeba (Etiopia) sono un segno di speranza ma sembra che influiscano ben poco sulla situazione reale". Dopo aver fatto la luista dei gesuiti prewenti nel paese, il P. Provinciale continua: "Considerando la situazione presente ho sospeso i viaggi dei confratelli dell'AOR nel Sud Sudan fino a quando non ci sia maggiore chiarezza e relativa stabilità nelle zone in guerra. Oltre all'insicurezza il viaggiare all'interno è diventato piuttosto complicato. I confratelli che sono nel paese rimarranno nelle loro rispettive comunità e continueranno il loro apostolato e i loro ministeri per quanto la situazione lo consente. Ci invieranno regolari informazioni sull'evolversi della situazione. Ho chiesto loro di preparare anche dei piani di emergenza per ogni eventualità. Ciò include: sufficienti rifornimenti di cibo, acqua e carburante; sicurezza personale e dei nostri beni indispensabili; comunicazione (telefono e internet); e l'evacuazione se diventasse necessaria. Cari confratelli, questi sono tempi difficili e incerti nel Sud Sudan... Come Provincia continueremo a fare tutto il possibile per testiminiare l'amore, la riconciliazione, la giustizia e la pace del Cristo risorto attraverso la nostra missione e il nostro ministero nel paese... In particolare facciamo appello alla comunità internazionale perché non abbandoni il Sud Sudan; perché assicuri misure adeguate per la sicurezza e la protezione di civili innocenti, specialmente donne e bambini; perché sia assicurata una sufficiente assistenza umanitaria ai rifugiati e agli sfollati; e perché si faccia pressione sulle parti in conflitto per far cessare le ostilità e risolvere i problemi attraverso il dialogo e i pacifici strumenti politici".  

     

    VATICANO: Papa Francesco Personaggio dell'Anno

    Papa Francesco è il "Personaggio dell'Anno" del 2013. A proclamarlo tale è stata la rivista Time. L'annuncio è stato dato in dicembre dal direttore esecutivo del settimanale americano, Nancy Gibbs. Papa Francesco è il terzo Pontefice ad essere insignito di questo titolo dalla rivista Time. Nel 1962 il riconoscimento era andato a Giovanni XXIII, nel 1994 Giovanni Paolo II. Il direttore della Sala Stampa vaticana, P. Federico Lombardi ha commentato: "La cosa non stupisce, data la risonanza e l'attenzione vastissima dell'elezione del Papa Francesco e dell'inizio del nuovo pontificato. E' un segno positivo che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell'ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia. Quanto al Papa, per parte sua, non cerca fama e successo, perché fa il suo servizio per l'annuncio del Vangelo e dell'amore di Dio per tutti. Se questo attrae donne e uomini e dà loro speranza, il Papa è contento. Se questa scelta della rivista americana significa che molti hanno capito, almeno implicitamente, questo messaggio, egli certamente se ne rallegra".


    1814-2014 RICOSTITUZIONE DELLA COMPAGNIA



    L'Archivum Romanum Societatis Iesu (ARSI) della Curia Generalizia di Roma ha aperto un sito web speciale per il 2014 che offre testi storici dell'epoca della Soppressione e della Ricostituzione della Compagnia. Ecco il riferimento: http://www.sjweb.info/arsi/ARSI-1814/1814.cfm. Per consultare il sito dell'ARSI: http://www.sjweb.info/arsi/

     

    MADAGASCAR: Incontro del Bicentenario

    Come parte della commemorazione del Bicentenario della Ricostituzione della Compagnia di Gesù, la Provincia del Madagascar ha organizzato un incontro il 17 e 18 ottobre presso il Collegio St Michel di Amparibe-Antananarivo. Il tema trattato: "La rivisitazione della storia dei gesuiti in Madagascar per dare un nuovo dinamismo alla nostra vita spirituale e al nostro spirito missionario". Molte autorità, collaboratori e amici dei gesuiti sono giunti da tutte le parti del Paese per prendervi parte. Dopo le parole di benvenuto del rettore del collegio, il P. Roger Marcel Randrianarimalala, S.J., il P. Provinciale, Pierre André Ranaivoarson, S.J. ha spiegato le ragioni che hanno portato a questo incontro. Gli ospiti hanno poi avuto l'opportunità di visitare la mostra sulla storia della presenza dei gesuiti in Madagascar e delle loro opere. Nel pomeriggio si sono tenute due conferenze. La prima, presentata dal P. Provinciale, trattava del tema della Soppressione della Compagnia nel mondo e in Francia. La successiva, tenuta dal P. Cyrille Rasolo, S.J. è stata sui gesuiti in Madagascar prima del martirio di Jacques Berthieu (1896). Nel secondo giorno, il P. Prospère Ratovomananarivo, S.J., rettore del nostro collegio di Fianarantsoa, ha parlato della presenza dei gesuiti in Madagascar prima del Concilio Vaticano II, vale a dire del periodo che va dal 1896 al 1965. La seconda conferenza della giornata, tenuta dal P. Fulgence Ratsimbazafy, S.J., rettore dello Scolasticato di Antananarivo, ha trattato della presenza dei gesuiti in Madagascar alla luce del Concilio Vaticano II. L'incontro si è concluso con l'inno del Bicentenario della Ricostituzione della Compagnia, composto dal P. Hilarion Rakotoarison, S.J. e cantato dal coro Canto Magis dello Scolasticato di Tsaramasoandro.