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    Vol. XIX, No. 08 27 aprile 2015

    EDIZIONE SPECIALE

    Terremoto in Nepal

    Sabato 25 aprile, pochi minuti prima di mezzogiorno, un fortissimo terremoto di 7,8 della Scala Richter ha colpito il Nepal. L’epicentro è stato a circa metà strada tra le città Kathmandu e Pokhara, nel Nepal centrale. Morti e distruzioni sono segnalate anche in Tibet, Bangladesh, India Settentrionale e Bhutan, ma i danni maggiori sono stati qui in Nepal. I 68 gesuiti nel paese, come pure altre comunità religiose e il Vicariato, sono stati fortunati nel senso che non hanno subito perdite di vite umane né gravi ferite. Sono stati danneggiati alcuni edifici delle nostre istituzioni. Quando sarà passato il pericolo delle scosse di assestamento valuteremo più attentamente la situazione per mettere al sicuro coloro a cui prestiamo servizio. Il sostegno della preghiera e l’assistenza materiale dei nostri fratelli gesuiti, dei loro amici, della Chiesa e del pubblico in generale, ci saranno di grande sostegno per aiutare coloro che sono in grave e urgente necessità e per dare inizio alla ripresa del Nepal dopo le devastanti conseguenze del terremoto.

    Leggi di più: http://sjweb.info/imagesnews/nepalquake1.pdf

     

    P. Boniface Tigga, SJ
    Superiore Regionale
    Regione del Nepal

     

     

    Le frontiere della paura

    Si calcola che da gennaio 2015 circa 2000 persone siano annegate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l’Europa. Diverse altre decine sono rimaste ferite nel tentativo di attraversare la frontiera tra la città marocchina di Nador e l’enclave spagnola di Melilla. Tra le vittime si contano molti minori non accompagnati. E’ questa drammatica situazione che ha portato i delegati sociali dei gesuiti europei a scegliere Nador come sede per il loro incontro annuale. Alla luce di quanto visto a Nador, il gruppo ha rilasciato la seguente dichiarazione.

    Siamo gesuiti e loro partner di tutta l’Europa impegnati nella giustizia sociale e l’advocacy. Ci siamo incontrati qui proprio perché siamo chiamati ad andare alle frontiere, in particolare là dove la sofferenza umana è maggiore. Abbiamo scelto di essere qui per esprimere la nostra solidarietà con la squadra locale di gesuiti all’opera a Nador. Le frontiere tra l’Africa del Nord e l’Europa meridionale sono frontiere di sofferenza, violenza e violazione dei diritti umani. Il sistema di sicurezza fortemente militarizzato tra Nador e Melilla è un tragico sotto-prodotto della "Fortezza Europa". Siamo preoccupati per l’illegalità di questo valico, dimostrata dall’utilizzo sempre maggiore della forza da parte del personale di sicurezza.

    Oltre alla sofferenza, siamo stati testimoni della compassione e della solidarietà di uomini e donne di tutte le fedi e nazionalità uniti dal loro impegno a sostenere questi giovani migranti africani. Ci ha commosso in particolare la cura verso le giovani donne vittime del traffico di esseri umani.

    Al termine del nostro incontro noi:

    • Rinnoviamo il nostro impegno ad accompagnare e servire le nostre sorelle e fratelli nella loro sofferenza.
    • Continuiamo a fare da tramite per politiche dell’Unione Europea giuste in materia di migrazione e di asilo, che promuovano la dignità di ogni persona, comprese le vittime della tratta di essere umani.
    • Incoraggiamo ulteriori ricerche sulle cause all’origine della migrazione.
    • Promuoviamo la responsabilità e l’azione globale come unica risposta valida a questa tragedia umanitaria.

    Oltre al nostro impegno attuale con i migranti in Europa, esprimiamo quindi il nostro desiderio di incrementare la nostra collaborazione con i gesuiti in Africa per rispondere alle sfide poste dai confini.

    I Delegati Sociali dei Gesuiti Europei
    Nador, 2015

     

     

    Riorganizazzione del Pontificio Istituto Orientale

    Per contribuire a migliorare il servizio che si fa alle Chiese Orientali attraverso il Pontificio Istituto Orientale a Roma, Il P. Generale della Compagnia di Gesù, come Vice Gran Cancelliere, ha avviato un processo di riorganizzazione dell’Istituto stesso.

    La missione del Pontificio Istitituto Orientale ha oggi nuove sfide. Gli Statuti la esprimono così: “Promuovere una conoscenza più profonda dell’Oriente cristiano, antico e moderno, nonché le condizioni concrete nelle quali si trova, e la mutua comprensione tra cristiani occidentali e orientali” (Statuti, art. 3, b).

    Per aiutare questa riorganizzazione e garantire la normalità delle attività accademiche e amministrative dell’Istituto, si è aperta una tappa di transizione sotto la direzione del P. Samir Khalil Samir come Pro Rettore, il P. Sunny Kokkaravajil come Pro Decano della Facoltà di Diritto Canonico Orientale e il P. Edward Farrugia come Pro Decano della Facoltà di Scienze Ecclesiastiche Orientali.

    La portata e complessità di questa riorganizzazione avviata ha bisogno di un lungo processo che coinvolge la comunità accademica del Pontificio Istituto Orientale, delle altre Istituzioni universitarie della Compagnia a Roma e dell’impegno del corpo universale della Compagnia che ha ricevuto questa impegnativa missione.


     
     
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