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    Vol. XIV, N. 1 11 gennaio 2010

    Padre Generale

    Intervista al Padre Generale.  Il 21 dicembre scorso, prima di lasciare lo Zimbabwe, ultima tappa del suo terzo viaggio in Africa, il Padre Generale ha rilasciato la seguente intervista al P. Oskar Wermter. La pubblichiamo con il cortese permesso del P. Oskar perché gli argomenti trattati ci sembrano di interesse per tutti.

     

    1.  Visto che le è molto familiare l'Asia, cosa le sembra  diverso in Africa, sia nella Chiesa che nella società in generale?

     

    Una cosa che ho imparato nella mia esperienza in Asia è non fidarsi mai delle prime impressioni. Il motivo principale è che queste sono le più condizionate dalle esperienze precedenti, aspettative e pregiudizi. E la seconda cosa è che mi ci è voluto del tempo per rendermi conto che non c'era una sola Asia, di cui possiamo parlare in una conversazione.  L'Asia è fatta di molti paesi, molte culture, molte tradizioni, molte storie e popoli.  Se l'Africa per me continuasse ad essere "una Africa", significherebbe che non l'ho ancora capita.  Spero veramente che, a mano a mano che cresce la mia comprensione dell'Africa, io giunga a rendermi conto che anche in Africa ci sono molti popoli, molte lingue, molte tradizioni, molte culture...  E quindi i confronti diventano concreti e circoscritti.  Trovo molto difficile, se non impossibile, paragonare Asia e Africa.  Dovrei chiedere quale Asia?  E quale Africa?

     

    2.  Saranno nominati dei Segretari per il Dialogo con l'induismo, l'islam e il buddhismo, le maggiori religioni del mondo.  Come vede il dialogo con le religioni tradizionali africane?  E la religione africana contemporanea (nuovi movimenti religiosi, movimenti cristiani indigeni diretti da "profeti", gruppi pentecostali, ecc. ecc.)?

     

    Prima di rispondere alla domanda vorrei ricordare solo due punti.  Il primo è che, come si può vedere nella mia lettera, questi Segretari per il Dialogo con le Religioni risiederanno nel loro proprio luogo di apostolato. Credo che sia importante che il dialogo ci sia, che qualcosa si muova alla base, dove le persone risiedono e vivono la propria fede.  Ed è importante che prestiamo attenzione alle differenze; il dialogo con il buddhismo è completamente diverso dal dialogo con l'islam.  In altre parole, se qualcosa avviene a livello di vita della Chiesa e della Compagnia, allora potremo pensare di coordinare esperienze ed iniziative simili.  Non mi piacerebbe iniziare dall'alto, con qualcuno seduto al di sopra, senza radici nella vita delle persone.  Spero veramente che il dialogo con la gente avvenga in profondità, giungendo alle sue radici religiose.  Allora potremo pensare ad un Segretario.

    E questo è quello che porta al mio secondo punto.  Spero veramente che i gesuiti che lavorano con la gente possano entrare in contatto con essa così profondamente che ci sia un vero dialogo di cuori tra i nostri uomini e le persone che serviamo.  E se c'è questo tipo di dialogo, le radici religiose della sua vita emergeranno e saranno parte del nostro dialogo con lei.  E' stata infatti una visione errata degli europei, studiosi compresi, il considerare la religione tradizionale come "meno sviluppata", "più primitiva", "meno sofisticata", ecc.  Il fatto è che questa idea ha permeato tutta la nostra vita al punto che anche gli agnostici europei moderni (che spesso si autodefiniscono come i più raffinati laicisti) continuano ad avere un  comportamento, latente o palese, che è comprensibile solo con categorie della religione tradizionale.  Come un erudito giapponese disse una volta, gli europei sono sempre stati e continuano ad essere "animisti", anche se non amano riconoscerlo. Perciò, spero veramente che i nostri uomini prendano questo dialogo sul serio, studino seriamente le religioni tradizionali, e aprano vie e possibilità per un dialogo creativo e profondo.  Il dialogo può aiutare tutti noi perchè ci aiuta a scoprire i significati nascosti della nostra tradizione e apre possibilità di purificazione e crescita che altrimenti resterebbero nascoste.

    Fatte queste due osservazioni, ora posso rispondere alla sua domanda.  Credo che la base fondamentale del nostro dialogo non devono essere le idee o i sistemi o i concetti, ma le persone.  Essere persona è essere in dialogo. Ciò che importa non è l'area di specializzazione che prendiamo; ciò che conta veramente sono le persone e dialogando con loro entriamo in contatto con vecchie e nuove religiosità, vecchie e nuove paure, vecchi e nuovi bisogni rituali, vecchie e nuove liberazioni interiori. E se questo è il caso, allora è chiaro che avremo bisogno di una maggiore profondità nella nostra fede e di un ampio tirocinio per poter essere di aiuto a coloro con i quali dialoghiamo.

     

    3.  L'"inculturazione" è il grande slogan della teologia africana.  Dove crede che dobbiamo porre l'enfasi: sulla  liturgia, l'ecclesiologia, il matrimonio e la famiglia, la vita religiosa, o sullo Stato e sul governo (giustizia sociale)?

     

    Non credo che possiamo separare i problemi in modo così netto. L'inculturazione, come ogni altro sviluppo nella vita o nel pensiero che coinvolge la cultura, non avviene secondo un piano o una teoria.  Avviene quando le persone coinvolte si sentono libere di vivere ed esprimersi nei termini che meglio rispondono alle loro esperienze e ai loro parametri mentali o di interazione entro cui essi sono più autenticamente loro stessi. Questo si applica alla liturgia, all'ecclesiologia, al matrimonio, alla vita religiosa e alla giustizia sociale. La cultura è una realtà che ha vita propria e continua a crescere, cambiare, adattarsi e rispondere ai nuovi eventi e modifiche ambientali. L'inculturazione è un modo di vivere in un contesto più ampio di ciò che ci rende umani. Perciò l'incontro tra cultura e fede è continuo, influisce su entrambi e costituisce, se tutto va bene, fonte di continua crescita e purificazione.

     

    4.  Vede come un pericolo il fatto che il nostro profondo impegno come gesuiti nel lavoro e nello sviluppo sociale ci possa "secolarizzare" o alienarci dal sacerdozio, o anche dalla Chiesa (lo chiedo perchè siamo nell'Anno Sacerdotale)?

     

    Tutto dipende dal tipo di profondità spirituale ed umana che abbiamo raggiunto nella nostra vita.  Il lavoro sociale può distrarre dalla vita spirituale profonda, o può essere un grande aiuto per incontrare il Dio vivente in coloro che soffrono.  Ieri ho ricevuto un libro di uno scrittore spirituale su un gesuita che divenne un prete operaio e che visse nel suo nuovo ambiente con altissimo misticismo. Il libro si intitola: "Dio, l'amicizia e i poveri.  Il misticismo di Egide van Broeckhoven, gesuita operaio". Questo gesuita intese la sua vocazione come una chiamata ad insegnare alle persone "la profondità mistica dell'amicizia".  Se comprendiamo che una delle dimensioni del sacerdozio è aiutare le persone ad avvicinarsi maggiormente a Dio, il lavoro sociale non può essere considerato alienante.  Dall'altro lato, una persona totalmente dedicata a risultati temporali concreti nel campo della giustizia sociale  può alienarsi molto dalla sua propria missione religiosa e spirituale ed essere completamente alla mercé dei risultati politici o sociali del suo lavoro.

     

    5.  Lo Zimbabwe sta lottando per vincere il malgoverno, la corruzione, la violenza e ricostruire il paese con una nuova costituzione democratica.  Crede che la democrazia (il governo  partecipativo) abbia una possibilità? Potrebbe affermare che la democrazia ha radici cristiane e quindi siamo costretti a promuoverla? Può rispondere nel contesto della sua vasta esperienza in altri parti del mondo in via di sviluppo, in particolare in Asia?

     

    Posso solo dire che, secondo la mia propria esperienza altrove, le possibilità per la democrazia di vincere e mettere radici in un paese vanno a braccetto con lo sviluppo dell'educazione. E non mi riferisco allo stile occidentale di educazione. Mi riferisco alla crescita nella capacità di gestire l'informazione, di capire la realtà, di giudicare bene ed agire di conseguenza. Se alla popolazione non si dà la necessaria e obiettiva informazione; se non le si permette di capire correttamente quali sono le soluzioni giuste e quelle false; se il giudizio è alterato dalla propaganda, dall'oppressione e dagli slogan superficiali; se, infine, le decisioni responsabili sono rese praticamente impossibili, allora non possiamo avere una vera democrazia.

    In questo senso siamo tutti per la democrazia perchè siamo tutti per la crescita e la maturità delle persone. Non è una scelta per un sistema politico in quanto tale e unilaterale.  Siamo per valorizzare la capacità umana di crescere, scegliere, capire la realtà e agire di conseguenza. Siamo per un'informazione imparziale e un'educazione che renda le persone capaci di capire, giudicare e agire con responsabilità.  Se questo si chiama democrazia, allora io sono per questo. Non è una scelta di parte, perchè tali scelte privano le persone dei loro diritti e noi siamo a favore delle persone e della loro partecipazione alle responsabilità che toccano la loro vita.

    Il fatto che alcuni sistemi "democratici" non funzionino bene significa soltanto che la democrazia, come tutti i sistemi, ha bisogno di tempo per maturare e suppone una serie di condizioni che richiedono attenzione, impegno e pazienza. Non possiamo attenderci dalla democrazia un approccio di tipo "minestra istantanea" che farebbe pensare che il sistema debba funzionare bene fin dal primo momento della sua esistenza. Nessun sistema lo fa. Tutti i sistemi hanno bisogno di essere monitorati per un'efficace e razionale funzionamento.

    A proposito, io non so se le radici della democrazia siano cristiane o meno.  Mi basta sapere che gli elementi in gioco in fatto di dignità umana, informazione, responsabilità, ecc. sono profondamente in armonia con la mia fede cristiana e quindi sono in suo favore. 

     


    Nomine

    Papa Benedetto XVI ha nominato consultori della segreteria generale del Sinodo dei Vescovi:

     

    -  il Padre Paul Béré, professore di Antico Testamento e Lingue bibliche presso "Institut de Théologie de la Compagnie de Jésus", l'"Université Catholique de l'Afrique de l'Ouest", Abidjan (Costa d'Avorio) e presso l'"Hekima College Jesuit School of Theology" di Nairobi (Kenya);


    -  il Padre Samir Khalil Samir, professore di Storia della Cultura Araba e di Islamologia presso l'Università "St. Joseph" di  Beyrouth (Libano).


    Il Padre Generale ha nominato:

     

    -  il P. Miguel Gabriel Cruzado Silveri, nuovo Provinciale della Provincia del Perù. P. Miguel Gabriel è nato nel 1970, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1995 ed è stato ordinato sacerdote nel 2005. E' da poco rientrato in Provincia dopo il Terz'Anno e gli studi di spiritualità in Europa.

     

    -  il P. John Dardis, della Provincia d'Irlanda, nuovo presidente della Conferenza dei Provinciali d'Europa. P. John è nato nel 1956, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1974 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Attualmente è Provinciale della sua Provincia dal 2004.

     

    -  il P. Louis Boisset, nuovo segretario dell'Assistenza dell'Europa Occidentale, che prenderà il posto del P. Hugues Delétraz. L'avvicendamento avverrà a fine luglio. P. Louis Boisset, che appartiene alla Provincia del Prossimo Oriente, è attualmente membro della Residenza dei gesuiti a Beirut.

     


    Dalle Province

    BELGIO: Nuova banca-dati per i testi cinesi

    Per chi cerca informazioni sugli scritti di Matteo Ricci, o volesse sapere cosa è stato scritto su di lui, esiste oggi un nuovo utile strumento.  Si tratta del Chinese Christian Texts Database, una banca dati di ricerche di fonti primarie e secondarie relativa ai contatti culturali tra la Cina e l'Europa nel diciassettesimo e diciottesimo secolo, per la precisione dal 1582 a circa il 1840.  E' stato messo a punto dal professore Ad Dudink e dal gesuita Nicolas Standaert, del Sinology Research Unit di Leuven, in Belgio. La banca-dati, è divisa in fonti "primarie" e "secondarie".  Alla fonti primarie appartengono più di un migliaio di documenti cinesi e comprendono libri, manoscritti, mappe e opuscoli.  Le fonti secondarie sono oltre 4500 e, quando possibile, sono collegate alle fonti primarie attraverso link interni.  Il tutto è suddiviso per categorie tematiche, secondo il criterio di catalogazione del Handbook of Christianity in China: Volume One (635-1800). Il link per collegarsi alla banca-dati, il cui accesso è libero, è: http://www.arts.kuleuven.be/sinology/cct/cct.htm

     

    ITALIA: A Roma il sindaco visita il Centro Astalli

    Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, nell'ambito di una serie di visite alle strutture di assistenza della capitale, il giorno di Natale ha visitato anche la mensa del Centro Astalli, destinata ai rifugiati e ai richiedenti asilo. Il Padre Giovanni La Manna, presidente del Centro, così ha commentato questa visita: "Come ogni anno a Natale la nostra mensa è rimasta aperta per offrire ai richiedenti asilo e rifugiati presenti in città un luogo confortevole dove consumare un pasto caldo. Siamo riusciti a garantire un buon servizio anche il 25 dicembre grazie alla generosa presenza di numerosi volontari che si sono resi disponibili. Da anni il Natale al Centro Astalli si celebra con uomini e donne in fuga da guerre e persecuzioni, centinaia di persone che rivivono l'esperienza di Giuseppe e Maria che non hanno trovato accoglienza in occasione della nascita di Gesù e poi sono stati costretti alla fuga dal proprio Paese. La presenza del Sindaco di Roma alla nostra mensa il giorno di Natale è stato un segnale importante di accoglienza e solidarietà che la città di Roma ha voluto dare a chi arriva in Italia in cerca di protezione".   

     

    MALESIA: Promuovere il dialogo interreligioso

    In un'intervista rilasciata a UCA News in occasione del simposio sulla vita religiosa della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia, tenutosi recentemente a Hua Hin, Thailandia, il vescovo gesuita di Melaka-Johor, Paul Tan Chee Ing, ha sottolineato l'impegno della Chiesa nella promozione del dialogo interreligioso in Malesia.  Nel Paese, su 28 milioni di abitanti, circa il 60 % sono musulmani ed è in atto una crescente islamizzazione del territorio.  Il vescovo ha parlato dell'attuale controversia per l'uso della parola "Allah" da parte dei cristiani malesi e dei diversi aspetti che l'islamizzazione comporta. Quest'anno il governo ha confiscato circa 15.000 copie della Bibbia in lingua malay perché contenenti la parola "Allah", usata per indicare Dio.  E' attualmente in corso una battaglia legale da parte della Chiesa per far dichiarare incostituzionale il recente divieto imposto dal Primo Ministro di usare la parola "Allah" solo per il Dio dei musulmani. Questa stessa parola era stata usata su Herald, la pubblicazione settimanale della diocesi, rivolta solo ai cristiani e distribuita unicamente nelle chiese, per indicare il Dio dei cristiani. La Chiesa si appella alla costituzione, la quale protegge i diritti fondamentali delle minoranze religiose che possono professare liberamente la propria fede. In questi ultimi giorni la l'Alta Corte di Giustizia ha dichiarato incostituzionale il provvedimento del Primo Ministro. Purtroppo la sentenza a dato vita a reazioni violente da parte di estremisti musulmani che hanno incendiato alcune chiese cristiane. Il governo tuttavia farà ricorso contro il verdetto dell'Alta Corte.

     


    Gesuitica

    La prima automobile. L'invenzione del primo veicolo a motore è attribuita al gesuita fiammingo Ferdinand Verbiest, missionario alla corte imperiale della Cina dopo Matteo Ricci.  L'invenzione fu concepita come un giocattolo per l'imperatore.  Costruita nel 1679, era lunga sessanta centimetri e funzionava con una ventola che riscaldando del carbone produceva un getto di vapore che azionava una ruota orizzontale le cui lamine andavano ad agire sulle ruote anteriori.  Fu collaudata nel giardino del palazzo imperiale di Beijing sotto gli sguardi entusiasti dell'imperatore e di tutti i presenti. Verbiest era astronomo e matematico che meritò il titolo di capo del Consiglio Imperiale dei Matematici in una competizione con gli astronomi cinesi.