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    Vol. XIV, N. 4 22 febbraio 2010

    Padre Generale

    La visita nello Sri Lanka. Come annunciato nel precedente Bollettino, il Padre Generale ha visitato la Provincia dello Sri Lanka dal 5 all'8 febbraio scorso. Non ha potuto visitare tutte le case e le opere dell'isola, ma ha cercato di incontrare il maggior numero possibile di gesuiti attraverso alcuni incontri  programmati secondo i distretti: Colombo-Galle, Kandy, la regione settentrionale e orientale. Ciò gli ha permesso di avere un'idea precisa di cosa sta facendo qui la Compagnia e delle difficoltà che essa incontra in un paese che è ancora alla ricerca del suo equilibrio etnico e politico. Nel primo di questi incontri, con i gesuiti della zona di Colombo-Galle, il P. Nicolás ha insistito su alcuni temi che gli stanno particolarmente a cuore: la profondità, la creatività e la vita nello spirito, inserendoli nella specifica situazione in cui si trovano ad operare i gesuiti nel Paese. Ha sottolineato pure che la tecnologia può essere di grande aiuto a un serio lavoro intellettuale e per andare in profondità, ma può essere anche una tentazione alla superficialità. Ed ha concluso dicendo che se la vita religiosa non manifesta questa esperienza della profondità, avrà ben poco da dire all'Asia, immersa in tradizioni religiose di grande profondità e molto antiche. Ha poi invitato i gesuiti a un più chiaro impegno nell'apostolato intellettuale come priorità apostolica secondo quanto ha indicato la Congregazione Generale 35ma, ed ha spiegato che questo può avvenire in vari modi: insegnamento nelle istituzioni di educazione superiore, ricerca e pubblicazioni, presenza tra i professionisti aiutandoli con la profondità della riflessione e dell'analisi.

     

    Nell'incontro con  i gesuiti della regione di Kandy ha maggiormente sottolineato le sfide che la Compagnia deve affrontare in questo Paese, ed è tornato sul tema delle "frontiere", sempre secondo la CG35ma. La metafora della frontiera, ha detto il Padre Generale, può essere arricchita dalla metafora dell'orizzonte. Le frontiere sottolineano la dimensione pionieristica, le difficoltà inerenti a certi compiti che dobbiamo portare avanti, mentre gli orizzonti denotano l'ambito più vasto possibile che deve caratterizzare  il nostro servizio. Con i gesuiti della regione settentrionale e orientale ha insistito sull'importanza di sviluppare forme creative di educazione e di inserirci là dove ci sia possibile un accompagnamento assiduo degli studenti. Più volte ha richiamato la promozione del dialogo tra Nord e Sud del Paese e tra le differenti forze che spesso si sono trovate in conflitto. E' necessario, ha detto, costruire ponti e forme di alleanze che aiutino a costituire una società più giusta.

     

    Nei giorni della visita non sono mancati neppure le riunioni con gruppi particolari di gesuiti: con i novizi, con gli scolastici e i giovani sacerdoti, con i Padri che stanno facendo il Terzo Anno. Oltre che con i confratelli, il Padre Generale ha avuto numerosi incontri più "ufficiali": con il Nunzio Apostolico, con i vescovi, e  in particolare con il vescovo di Colombo. Tutti lo hanno accolto con grande cordialità ed gli hanno espresso la gratitudine per lo spirito di collaborazione della Compagnia. Il viaggio ha permesso al P. Nicolás di incontrare anche vecchi amici, come il P. Aloysius Pieris, direttore di Tulana, il Centro di Ricerca e di Incontro, che promuove il dialogo soprattutto con il buddhismo, la religione maggioritaria nel Paese. Una visita, quindi, dedicata quasi esclusivamente ai gesuiti per sostenerli e incoraggiarli in una situazione ancora difficile sotto molti punti di vista.

     

    La visita a Lahore (Pakistan). Il Pakistan è un altro paese che vive in una situazione di precarietà per la situazione politica, il pericolo del fondamentalismo e la vicinanza con l'Afghanistan in guerra. La Compagnia di Gesù è presente a Lahore con quattro gesuiti provenienti da paesi diversi. Il loro lavoro è soprattutto nel campo scolastico. Il Padre Generale ha visitato Lahore dal 9 all'11 febbraio. Il primo giorno lo ha dedicato ai rapporti personali, a lunghe conversazioni con i Padri che lavorano qui e con tre professori (due gesuiti e un laico) presenti in città per un periodo di studio e di ricerca. Tutto questo gli ha permesso di conoscere meglio la situazione e le difficoltà in cui operano i nostri confratelli. Nel secondo giorno ha visitato le due scuole (una per i ragazzi e una per le ragazze). Sono scuole per i poveri che la Compagnia dirige da circa 25 anni. "Ambedue si trovano in un quartiere molto povero, quasi interamente musulmano. Gli alunni sono cristiani e musulmani e sembra vi mregni una buona atmosfera di amicizia e di creativa convivialità tra tutti loro", osserva lo stesso P. Nicolás, e aggiunge: "L'impressione generale che ho avuto è stata eccellente in termini di atmosfera, impegno dei professori laici, determinazione e capacità dei due gesuiti che dirigono le scuole".

     

    C'è poi stata  la visita all'arcivescovo, mons. Lawrence Saldanha, "un vecchio amico dal tempo in cui entrai a far parte del corpo insegnante del Pastoral Institute a Manila". La visita è stata molto cordiale e lo stesso arcivescovo si è poi unito alla comunità per il pranzo. Il terzo giorno, infine, è stato di riposo, dedicato allo studio, alla lettura, ma anche alla visita della città, soprattutto alla grande moschea, oggi quinta per grandezza in tutto il mondo e seconda in Pakistan e in Asia. Infine un fraterno incontro con alcune suore di quattro diverse congregazioni, tutte "donne molto impegnate che lavorano in stretta collaborazione con i gesuiti".  

     

    Al ritorno abbiamo rivolto al Padre Nicolás alcune domande su questo viaggio. Ecco quanto ci ha detto.

     

    D. Padre Generale, questo suo viaggio ha avuto caratteristiche diverse dai precedenti in quanto ha visitato due paesi in situazioni particolarmente difficili, anche dal punto di vista politico. Quale è stata la sua impressione e come ha trovato la Compagnia di Gesù?

     

    R. Queste ultime visite confermano l'impressione generale delle altre visite. A livello individuale trovo che i nostri gesuiti sono eccellenti, impegnati, con molti buoni talenti e doni spirituali. C'è buona volontà, grande desiderio di servire la Chiesa e la gente. Nelle regioni più piccole, come le due che ho visitato adesso, c'è la mancanza di risorse. Una delle conseguenze è che diventa particolarmente difficile pianificare e fare un discernimento secondo le nostre priorità. Questo vale specialmente per la formazione come investimento in profondità per la nostra vita e il nostro apostolato. Ciò mi preoccupa, perché la nostra vita e il nostro futuro ministero dipendono molto da ciò. L'immediato e le necessità urgenti sono così evidenti e così numerose che possiamo essere quasi accecati, o almeno distratti, da esse e finire per non vedere che in Asia (come del resto in tutti gli altri continenti) è necessario offrire una consistente e credibile testimonianza se vogliamo che la gente ci ascolti come religiosi che hanno un messaggio spirituale da offrire e una speranza che vada oltre le speranze effimere che offre normalmente il mercato.

     

    D. La nostra presenza in Pakistan è modesta, ma le sembra che abbia un ruolo importante?

     

    R. Certamente, la nostra presenza in Pakistan è molto modesta e mi auguro che la Compagnia avverta la necessità e la responsabilità di rafforzare questa esigua presenza. Ciò nonostante sono convinto che essa ha un importante ruolo da svolgere. Di fronte alla maggioranza musulmana ogni presenza cristiana può essere di ispirazione e, come tale, costituisce sempre una sfida ad essere genuina, a vivere la fede in profondità e a trattare con gli altri essere umani con comprensione, generosità e correttezza. Con i poveri abbiamo sempre tante possibilità di lavoro (specialmente nel campo dell'educazione) e di condivisione di vita e di speranza, come i nostri gesuiti stanno facendo attualmente. Per quanto riguarda poi la Chiesa pakistana ci sono tanti servizi che i gesuiti possono offrire per aiutarla ad affrontare le numerose sfide e sviluppare la sua vita e  il suo ministero in modo credibile ed efficace. E possiamo anche incoraggiare e collaborare con tanti religiosi e  laici che desiderano trasformare in meglio la società pakistana.

     


    Dalla Curia

    In questo mese di febbraio sono molti gli incontri che si svolgono a Roma presso la Curia Generalizia.


    - Dal 14 al  21 si è tenuto il quarto corso di orientamento per i volontari internazionali del JRS. Vi hanno preso parte 12 persone delle quali sei sono volontari provenienti dall'Africa  Orientale, uno dal Ciad, mentre gli altri cinque sono gesuiti di vari paesi. Scopo del corso è iniziare il gruppo al problema dei rifugiati, al mondo dei diritti umani e soprattutto dare spazio alla riflessione e all'approfondimento della visione del P. Arrupe e delle radici ignaziane della missione del JRS. Si rifletterà anche sulla vita dei volontari sul terreno, sulla vita di gruppo e sui contatti con il mondo culturale.


    - Dal 16 al 20 si sono riuniti quattro Consiglieri Internazionali dell'Apostolato della Preghiera, provenienti da quattro continenti, insieme con il Delegato internazionale, per discutere i percorsi di rinnovamento di questo servizio che il Santo Padre ha affidato alla Compagnia.  Vi ha partecipato anche il Padre Generale. Nel ordine del giorno c'era anche il modo in cui l'Apostolato della Preghiera e il suo settore giovanile, il Movimento Eucaristico Giovanile (MEG), possono essere più presenti nei ministeri della Compagnia, al servizio della formazione dei laici nel campo della spiritualità.  Oggi l'AdP è attivo in 61 Paesi, e il MEG in 51, con diversi livelli di sviluppo.

     

    - Dal 22 al 25 terrà il suo incontro annuale la Commissione Interprovinciale per le Case Romane (CIP), l'organismo creato per aiutare il Padre Generale nel governo delle istituzioni e degli impegni apostolici internazionali di Roma. Oltre a un esame delle raccomandazioni fatte nell'incontro dello scorso anno, la Commissione discuterà modi e mezzi per portare avanti questi lavori apostolici affidati alla Compagnia universale. Ci saranno anche incontri particolari con la comunità e il corpo insegnante  dell'Istituto Orientale, con i gesuiti della Radio Vaticana, oltre alla visita della comunità in formazione del Collegio Internazionale del Gesù.

     

    - Dal 28 febbraio al 4 marzo sarà la volta dei Soci dell'Assistenza dell'Europa Centrale e Orientale (ECO). Lo scopo è di aiutare i Soci, molti dei quali nuovi in questo lavoro, a conoscersi meglio tra loro, a conoscere la Curia Generalizia, ad approfondire la loro familiarità con le varie procedure amministrative e giuridiche con le quali un Socio ha a che fare nel suo lavoro di ogni giorno.

     


    Nomine

    P. Michael Czerny, finora coordinatore dell'AJAN (African Jesuit AIDS Network), la rete Africana dei gesuiti contro l'AIDS, è stato nominato assistente personale del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, originario del Ghana e recentemente nominato presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace. Nuovo coordinatore dell'AJAN sarà il Padre Paterne-Auxene Mombe, della Provincia dell'Africa Occidentale (AOC).

     


    Dalle Province

    AMERICA LATINA: Una nuova Provincia

    Durante un'eucaristia presieduta dal Padre Ignacio Echarte, segretario della Compagnia di Gesù, il 30 gennaio scorso nel Collegio Massimo di San José, a San Miguel, in Argentina, è stata data lettura del decreto di unificazione delle Province di Argentina e di Uruguay.  Secondo il decreto del Padre Generale, che crea la Provincia argentina-uruguayana comprendente il territorio dei due paesi, l'unione è stata decisa per creare le migliori condizioni per il servizio apostolico della Compagnia in Argentina e in Uruguay. La nuova Provincia, a capo della quale sarà il Padre Alfonso José Gómez, già provinciale dell'Argentina, consta di circa 200 gesuiti distribuiti in 17 comunità.  Nel messaggio rivolto per l'occasione ai membri della nuova Provincia, il Padre Generale esorta a promuovere quattro atteggiamenti fondamentali: ravvivare la passione e il fervore dell'aiuto al prossimo secondo l'esempio di Sant'Ignazio; crescere nell'unità per dare testimonianza evangelica; accettare la diversità come una ricchezza e viverla con la consapevolezza che "più grande è la chioma dell'albero, più profonde debbono essere le sue radici"; imparare gli uni dagli altri e aiutarci reciprocamente.

     

    BRASILE: Premio al programma della Radio Vaticana

    Il programma brasiliano della Radio Vaticana ha ricevuto dalla Conferenza Episcopale dei Vescovi Brasiliani (CNBB) e dall'Unione della Radiodiffusione Cattolica (Unda Brasil) un premio speciale nella categoria Microfono d'Argento, per il programma intitolato "I gesuiti nell'evangelizzazione del Brasile", che va in onda ogni quindici giorni al giovedì. Il responsabile del programma brasiliano, P. Cesar Augusto dos Santos ha ricevuto il premio dalle mani del coordinatore della comunicazione del Mutirão, P. Attilio Hartamann.

     

    HAITI: Il dopo-terremoto

    E' passato ormai più di un mese dal terremoto che ha devastato Haiti. Subito dopo le prime emergenze i nostri Padri gesuiti, insieme ad altri collaboratori, hanno costituito un "Comitato d'Urgenza haitiano-dominicano" che si riunisce periodicamente per esaminare le necessità  e adattare gli interventi di aiuto alimentare e sanitario secondo l'evoluzione della realtà. I gesuiti hanno anche costituito un piccolo comitato di cinque persone, con sede presso il noviziato di Tabarre, per la messa a punto di un progetto di ricostruzione, una volta superata la fase di emergenza. Domenica 21 febbraio un primo abbozzo di questo progetto è stato oggetto di una conferenza-dibattito alla presenza di numerosi invitati e dei rappresentanti dei mezzi di comunicazione di Port-au-Prince. "Questo documento - dice il P. François Kawas, coordinatore del Comitato d'Urgenza - sarà comunicato ai responsabili politici e ad altri. Saranno anche organizzati incontri con i responsabili delle agenzie delle Nazioni Uniti per far sentire loro la voce della popolazione, in particolare dei più poveri che non hanno voce, sia sull'aiuto d'urgenza, come pure sulla futura ricostruzione del paese". In un altro comunicato il P. Kawas, riferendosi sempre al lavoro del Comitato, scrive: "Abbiamo esaminato insieme le difficoltà, i successi e gli aspetti che devono essere migliorati. La grande preoccupazione è come trovare alloggi per la popolazione. La situazione resta molto precaria nelle abitazioni di fortuna. L'assistenza sanitaria è stata eccellente per  le cure d'urgenza, ma le condizioni igieniche restano precarie". Come si vede, insieme agli aiuti immediati si è anche messo in moto un progetto per il futuro, per far rinascere la speranza .

     

    STATI UNITI: Premiato l'arcivescovo di Canterbury

    Il 25 gennaio scorso l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha ricevuto a New York dalla rivista dei gesuiti America, il "Premio Campion 2009", per i suoi scritti che abbracciano temi come la teologia, le vite dei santi, l'identità religiosa, la poesia, gli attacchi dell'11 settembre e i moderni mezzi di comunicazione di massa. Il premio, che viene assegnato annualmente ad eminenti intellettuali cristiani, è intitolato al gesuita Edmund Campion, scrittore e martire inglese, venerato sia dagli anglicani che dai cattolici.  Durante la cerimonia di consegna, avvenuta al termine della Settimana per l'Unità dei Cristiani, il Padre Drew Christiansen, direttore di  America, nel ricordare alcuni dei recenti passi fatti nel cammino verso l'unità dei cristiani, ha detto che l'attribuzione del premio al leader della comunione anglicana rappresenta un ulteriore passo nel dialogo ecumenico.

     


    I 400 anni dalla morte di Matteo Ricci

    Roma-Macerata-Taipei: alla scoperta di Matteo Ricci. Tra le tante iniziative che si stanno moltiplicando nel mondo per i 400 anni dalla morte di Matteo Ricci, si inserisce anche il Convegno Internazionale su: Scienza, ragione e fede: il genio di Padre Matteo Ricci. E' organizzato dalla diocesi di Macerata in  collaborazione con l'Istituto Teologico Marchigiano, l'Università degli Studi di Macerata, la Pontificia Università Gregoriana, l'Università Cattolica del Sacro Cuore e la Fujen Catholic University di Taipei (Taiwan). Il Convegno avrà una sua giornata propedeutica il 2 marzo, all'Università Gregoriana di Roma, sul tema: Padre Matteo Ricci plasmato dai cinesi, alla luce di quanto scrive lo stesso missionario in una sua lettera "mi accomodai a loro". Con questo titolo, scrivono gli organizzatori, "si è pensato di proporre al pubblico un progetto che, in consonanza con tali finalità, consentisse di approfondire criticamente il metodo ricciano di accomodamento, l'esperienza umana ed apostolica  che ne segna  l'attuazione, analizzandolo mediante un approccio interdisciplinare, al fine di evidenziare il valore, ma anche i possibili limiti, nonché la sua attualità per la Chiesa di oggi impegnata sul fronte dell'intercultura e dell'interreligioso". Il Convegno continuerà a Macerata dal 4 al 6 marzo con la partecipazione dei più illustri studiosi di Matteo Ricci, del periodo storico in cui visse e della situazione della Chiesa di allora. Verranno presi in esame tutti gli aspetti che in qualche modo hanno a che fare con il Ricci: dal rapporto tra ragione, cultura e fede, all'astronomia; dall'opera di Padre Ricci nel contesto dello slancio missionario della Chiesa post-tridentina, alle categorie filosofiche nella missione dei gesuiti, all'iniziazione sacramentale nella missione ricciana e alla vita spirituale del Ricci. Un convegno simile si terrà in aprile presso la Fujen Catholic University di Taipei.

     


    Novità su SJWEB

    Due serie di diapositive sul viaggio del P. Generale in Sri Lanka e Pakistan, e un podcast con il P. Tony Corcoran, superiore della Regione Russa della Compagnia di Gesù. Per connettersi: http://www.sjweb.info