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    Vol. XIV, no. 21 20 ottobre 2010

    Padre Generale

    Viaggio in Svizzera. Dal 17 al 20 ottobre il Padre Generale è stato in Svizzera in occasione dell'assemblea generale della Conferenza dei Provinciali d'Europa che si è tenuta a Bad Schönbrunn. I Provinciali europei sono stati impegnati nel discernimento sulla missione della Compagnia in Europa nel contesto della secolarizzazione e sulla nostra organizzazione per la missione (differenti modelli per riconfigurare alcune Province e Regioni). I loro scambi permetteranno anche di parlare delle forme di collaborazione da sviluppare al di là dell'Europa. Il 19 e il 20 P. Nicolás ha visitato la Provincia Svizzera della Compagnia di Gesù, cominciando da Basilea, dove si è incontrato con i gesuiti nella comunità del Borromäum rispondendo alle domande che gli erano state presentate in precedenza. Nel pomeriggio l'incontro con i collaboratori e collaboratrici laici. Il 20 ottobre è stato a Ginevra, dove si è incontrato con il consiglio di redazione allargato della rivista Choisir: il tema all'ordine del giorno è stato il futuro dell'apostolato per mezzo di una rivista nel contesto della situazione culturale, ecclesiale e sociale della Svizzera. Il pomeriggio ha visitato le organizzazioni internazionali della città dove sono impegnati alcuni gesuiti, in particolare il Consiglio Ecumenico delle Chiese (COE), e l'Ufficio Internazionale del Lavoro (BIT/ILO). La visita a questi uffici è stata per il P. Generale la prima occasione per conoscere direttamente i loro rispettivi campi di attività, domandare quali barriere o frontiere trovano nel loro lavoro, e quali potrebbero essere i punti di contatto con le attività della Compagnia.

     

    Viaggio in Spagna. Dal 27 al 30 ottobre il Padre Generale sarà in Spagna in occasione della chiusura delle celebrazioni del quinto centenario della nascita di San Francesco Borgia. La visita comincerà da Valencia, dove è previsto l'incontro con l'arcivescovo, i gesuiti e, presso il Centro Arrupe, con i collaboratori, amici e familiari sul tema: La collaborazione nel cuore della missione (CG 35, decreto 6). Il 28 sarà a Gandía, dove Francesco Borgia è nato il 28 ottobre 1510. La giornata sarà dedicata a varie cerimonie ufficiali e avrà il suo culmine nella celebrazione eucaristica di chiusura del centenario. Nel pomeriggio, la visita a Fontilles, il complesso ospedaliero iniziato dai gesuiti come lebbrosario nel 1909, che ha avuto un ruolo essenziale nell'eliminazione della lebbra in Spagna nel secolo scorso. Oggi, affidato ai laici, Fontilles ha progetti in Asia, Africa e America Latina, ma agisce sempre con lo stesso scopo per cui fu fondato: "Prendersi cura dei malati di lebbra provvedendo cure fisiche e riabilitazione sociale, e assistendo i malati che sono affetti da altre malattie che provocano l'esclusione sociale". Il 29 e 30 sarà a Saragozza dove sono previsti numerosi incontri, con il vescovo, il Padre Provinciale, i gesuiti di Saragozza e Huesca. Presso il Centro Pignatelli il Padre Generale incontrerà i collaboratori, gli amici e i familiari dei gesuiti, parlando sul tema: Riconciliazione e invio alle frontiere (CG. 35, decreto 3), facendo anche riferimento a San Giuseppe Pignatelli, il "restauratore" della Compagnia di Gesù, di cui ricorre il prossimo anno il bicentenario della morte.

     

    Dopo i suoi ultimi viaggi in Europa, abbiamo rivolto al Padre Generale alcune domande sulla situazione della Compagnia di Gesù in questo continente. Ecco le domande e le relative risposte.

     

    D. Lei ha vissuto fuori Europa per un lungo periodo. In questi due ultimi anni ha incontrato i Provinciali europei, ha partecipato alle assemblee della Conferenza dei Provinciali d'Europa e visitato numerose nazioni di questo continente. Che cosa l'ha colpito di più?


    R. Credo di aver visitato pochi paesi europei. Mi impressiona l'antichità di tutto: delle persone (senza ironia), degli edifici, delle culture, della storia, delle dispute e delle diffidenze tra le nazioni, delle paure, delle tensioni. Tutto è antico e tutto continua, come se il passato umano fosse altrettanto reale che le strade delle sue vecchie città. Mi impressiona anche, e non necessariamente in modo positivo, la grande "sicurezza" che gli europei hanno di se stessi e delle loro opinioni. In Asia questi atteggiamenti sono considerati di arroganza e di autosufficienza. Sono atteggiamenti comprensibili nel contesto europeo; però sono del tutto ingiustificabili nel contesto mondiale. E' vero che l'europeo conosce molte cose, però non conosce tutto; e certamente conosce molto poco di altri mondi altrettanto reali quanto la vecchia Europa.

     

    D. Dopo aver visto e sentito tante cose sull'Europa di oggi, quali le sembrano le sfide più importanti per la società e per la Compagnia in Europa?


    R. La prima sfida che sembra emergere continuamente è la secolarizzazione dell'Europa con le sue ambizioni limitate e il suo attaccamento al passato. Mi pare di percepire una certa arroganza nella negazione di tutto ciò che non si conosce e non si capisce. E' una vera sfida il come vivere cristianamente e umanamente in questo ambiente. Un'altra sfida importante è come vivere in relazione a un islam europeo che si sta sviluppando di fronte ai nostri occhi; come relazionarci con i suoi seguaci a partire dalla fraternità, dall'accoglienza umana, dall'aiuto necessario perché tutti possiamo camminare in una nuova armonia, in modo creativo. Una terza sfida mi sembra che consista nella necessità di creare un nuovo linguaggio, più artistico, drammatico, flessibile, capace di esprimere in tutta la sua ricchezza l'esperienza cristiana, o semplicemente religiosa, per l'umanità di oggi.


    D. In questi quasi tre anni come Generale della Compagnia di Gesù ha visitato l'Africa, le Americhe e l'Asia. Ci sono delle somiglianze tra i continenti riguardo alle sfide che la Compagnia deve affrontare o ci troviamo di fronte a problematiche del tutto diverse?


    R. Credo che si possano dire con uguale convinzione ambedue le cose. In un primo momento fanno impressione le differenze in tutto. Ci sono differenze enormi di contesto, di paesaggio, di riti, di cerimonie, ecc. Richiamano l'attenzione le differenze nel modo di pensare, di parlare della realtà, nella mentalità, tradizioni e culture... Ma in un secondo momento ci si rende conto delle profonde uguaglianze. Siamo dove siamo, tutti soffriamo allo stesso modo, tutti amiamo e desideriamo di essere amati allo stesso modo, e tutti cresciamo come persone. E in questa mescolanza di uguaglianze e differenze ho potuto constatare che, come religiosi e come gesuiti, tutti ci troviamo ad affrontare le stesse sfide per crescere nella statura di Cristo. Tutti avvertiamo la chiamata, tutti abbiamo cercato di rispondere, tutti siamo più o meno distratti e tutti abbiamo le stesse tentazioni. Tutto questo vuol dire che possiamo vivere insieme, crescere insieme, aiutarci reciprocamente e aspirare alla maturità necessaria per sfruttare la varietà e la ricchezza che la nostra internazionalità ci offre. Essere gesuita non è cosa propria dei latini o degli anglosassoni o degli asiatici o degli africani. L'esperienza ci dice con grande eloquenza che la chiamata di Cristo è ugualmente difficile e ugualmente attraente per tutti i popoli.


    D. In questi giorni è in corso il Sinodo per le Chiese del Medio Oriente. Fra qualche settimana lei visiterà l'Egitto. Cosa rappresenta per lei la diversità delle tradizioni ecclesiali in seno alla Chiesa cattolica?


    R. La diversità delle tradizioni ecclesiali rappresenta per me molte cose. Mi si permetta di indicarne alcune.

    -   In primo luogo la grande ricchezza dell'esperienza cristiana, della sua storia e delle sue tradizioni; la profondità delle spiritualità che si sono sviluppate nell'Oriente cristiano. I popoli del Medio Oriente sono, a mio giudizio, popoli che hanno sofferto moltissimo nella storia, e la sofferenza è una delle fonti più sicure della spiritualità e della profondità del sentire e del pensare.

    -   Questa pluralità offre anche moltissime opportunità. Tutta la Chiesa e tutte le Chiese trovano qui grande profondità di vita religiosa e di spiritualità a cui attingere come a fonti di saggezza e di intuizioni spirituali. In dialogo con queste Chiese possiamo imparare un nuovo ecumenismo. Possiamo imparare a sentirvi uniti come fratelli senza che sia necessario essere in tutto uniformemente uguali. Possiamo approfondire la nostra unione dei cuori e di fede pur nella diversità dei riti, delle forme e delle pratiche di devozione. E io credo che abbiamo qui anche un'opportunità di modificare continuamente il nostro linguaggio teologico ispirato dalla varietà sempre cristiana delle nostre forme di vivere e di celebrare.

    -   Naturalmente questa diversità ha anche le sue sfide. Come cambiare le nostre prospettive in modo che tutti uniti possiamo prestare maggiore attenzione al futuro comune, piuttosto che alle differenze che hanno segnato il nostro passato? Come possiamo aiutarci perché la nostra preoccupazione preferenziale sia il servizio degli altri, specialmente dei poveri, e non tanto l'influsso sociale o la politica? Altra grande sfida è certamente la necessità di percorrere cammini di riconciliazione con tutti i nostri vicini che siano testimonianza eloquente dell'amore di Dio in Cristo, che è il centro della nostra fede. E, in conclusione, come sviluppare le nostre comunità di fede avendo sempre davanti agli occhi la sofferenza umana, al di sopra di ogni altra considerazione.

    -   In sintesi, la diversità che stiamo vivendo in questi giorni del Sinodo e che rappresenta molte comunità disperse  nel mondo, è un invito ad imparare da una storia cristiana che sa molto di sofferenza, di fedeltà, di difficoltà e anche di imperfezioni. E' un invito, nello stesso tempo, a riflettere sulla grande profondità di fede e di esperienza che ci unisce. Ed è finalmente un invito a scoprire cammini cristiani di comunione, di servizio e di speranza.

      


    Dalla Curia

    -  Dal 15 al 17 ottobre si è riunito, presso la Curia Generalizia, il Comitato per l'Educazione Superiore  (Committee for Jesuit Higher Education). Questo comitato è composto dai responsabili delle associazioni per l'educazione superiore di ciascuna Assistenza della Compagnia, oltre ai rappresentanti dell'apostolato intellettuale. Dopo l'esposizione delle attività portate avanti in questo campo nelle singole Assistenze, il comitato ha affrontato il tema principale all'ordine del giorno, e cioè come mettere in pratica le conclusioni della conferenza sull'educazione superiore che si è tenuta a Città del Messico lo scorso aprile. All'ordine del giorno anche la discussione sulle iniziative nel campo dell'educazione superiore in due priorità geografiche della Compagnia: l'Africa e la Cina. Al termine dei lavori i partecipanti hanno suggerito al Padre Generale alcuni nomi per il segretario permanente per l'educazione superiore, che prenda il posto del defunto P. Paul Locatelli.

     

    - Gesuiti al Sinodo. E' in corso a Roma l'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi sul tema: La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza.  Sono almeno dieci i gesuiti in qualche modo coinvolti nell'evento. Membro di diritto è mons. Antoine Audo, vescovo di Aleppo dei Caldei (Siria). In rappresentanza dell'Unione dei Superiori Maggiori  c'è il P. Victor Assouad, Provinciale della Compagnia di Gesù in Medio Oriente. Tra i membri nominati dal Papa figurano: l'arcivescovo Cyril Vasil', Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali (Città del Vaticano) e P. David Neuhaus, Vicario del Patriarca Latino di Gerusalemme per la pastorale dei cattolici di lingua ebraica (Gerusalemme). Quattro figurano tra gli "esperti" e sono: P. Peter Du Brul, fondatore del dipartimento per gli Studi Religiosi dell'Università di Betlemme (Territori Palestinesi); P. Damian Howard, docente di teologia a Heythrop College dell'Università di Londra (Gran Bretagna); P. Philippe Luisier, professore di Lingua e Letteratura Copta presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma; P. Samir Khalil Samir, professore di Storia della Cultura Araba e di Islamologia presso l'Università Saint Joseph di Beirut (Libano). Il P. Ghassan Sahoui (Libano) fa parte della segreteria del Sinodo. Infine, il P. Federico Lombardi è coinvolto in quanto direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

     


    Nomine

    Il Padre Generale ha nominato:

     

    -  il P. Michael Lewis, della Regione del Sudafrica, nuovo presidente JESAM (la Conferenza dei Superiori della Compagnia dell'Africa e del Madagascar). P. Michael è nato il 9 febbraio 1949, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1968 ed è stato ordinato sacerdote nel 1978. Attualmente ricopre la carica di vice-rettore dell'Hekima College a Nairobi (Kenya).

     

    -  il P. Varkey Perekkatt nuovo Provinciale della Provincia di Delhi (India). P. Varkey è nato 1940, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 1962 ed è stato ordinato sacerdote nel 1974. Attualmente è superiore della comunità di Jaipur. In precedenza è stato Superiore Regionale di Delhi per 4 anni, Provinciale dell'India per 6 anni e ha lavorato con JRS in Nepal per 7 anni.

     


    Dalle Province

    AUSTRALIA: La prima Santa australiana e i gesuiti

    Migliaia di australiani sono arrivati a Roma il 17 ottobre per la canonizzazione di Suor Mary MacKillop, la prima Santa australiana. Verso il 1860 Mary fondò, insieme al P. Julian Woods, una Congregazione religiosa che si occupava della fondazione di scuole cattoliche nelle cittadine e villaggi più remoti dell'Australia. Mary fu oggetto di incomprensioni e opposizioni da parte della Chiesa ufficiale e nel 1871, all'età di 29 anni,  fu scomunicata. In quel momento la Congregazione contava 160 suore con una media di meno di 25 anni di età. I gesuiti della Missione Austro-Ungarica dell'Australia meridionale, considerando invalida la scomunica, continuarono a darle la comunione e officiarono la cerimonia di riconciliazione quando la scomunica le venne revocata sei mesi dopo. La Missione dei gesuiti nell'Australia meridionale si estendeva su una vasta area e i gesuiti incoraggiavano le suore  e le invitavano a fondare scuole nel loro territorio. Ne erano i consiglieri spirituali e predicavano loro i ritiri spirituali. Uno dei fratelli di Mary, Donald, si fece gesuita e completò i suoi studi in Austria. Subito dopo la sua ordinazione fu inviato nella nuova Missione tra gli aborigeni che i gesuiti avevano fondato nell'Australia settentrionale nel 1882 e ne divenne superiore. Questa fu forse la più remota comunità dei gesuiti nel mondo a quel tempo e i Padri e Fratelli furono i primi uomini bianchi a lavorare tra gli aborigeni del fiume Daly. Padre Donald fu sempre molto vicino alla sorella e dall'Europa le inviò per lettera la sua prima benedizione sacerdotale.


    BRASILE: Simposio internazionale sulle Riduzioni

    "L'Esperienza missionaria: territorio, cultura e identità" sarà il tema del XII Simposio Internazionale sulle Riduzioni gesuitiche che si terrà dal 25 al 28 ottobre a São Leopoldo, presso l'UNISINOS (Universidade do Vale do Rio dos Sinos). Scopo del convegno è riflettere sull'esperienza missionaria gesuitica a 400 anni dalla nascita delle prime Riduzioni nella Provincia del Paraguay della Compagnia di Gesù. Organizzato dall'Istituto "Humanitas" - IHU - della stessa università, il simposio vedrà riuniti 29 esperti provenienti da Paraguay, Argentina e Brasile e si rivolge in particolare a docenti,  ricercatori e studiosi delle Riduzioni dei 30 villaggi guaraní. In programma tra le attività culturali anche la presentazione della messa Tierra Sin Males, di Dom Pedro Casaldáliga, Pedro Tierra e Martin Coplas interpretata dall'orchestra e dal coro dell'università e la presentazione dell'edizione portoghese dell'Atlas Territorial e Urbano das Missões Jesuíticas dos Guaranís, del Professore Ramón Gutiérrez, UNESCO, Argentina. Per maggiori informazioni: www.ihu.unisinos.br


    INDIA: Un progetto per il "Santo della sabbia rossa"

    Per onorare San Giovanni de Britto, i gesuiti della Provincia di Madurai, in India, hanno preparato una grande iniziativa che hanno chiamato The Britto Shrine Dream Project, cioè un grande santuario in onore del Santo. Come i missionari gesuiti italiani suoi predecessori - Roberto de Nobili, Costantino Beschi, Giacomo Tommaso De Rossi - de Britto è un'icona della Chiesa cattolica del Tamil Nadu. Secondo la tradizione, la terra del luogo del suo martirio si colorò miracolosamente di rosso, tanto che ancora oggi i fedeli lo chiamano "il Santo della sabbia rossa". Dopo l'apostolo San Tommaso egli è per ora l'unico martire-santo della Chiesa indiana. Il dipartimento del turismo del governo del Tamil Nadu riconosce il suo Santuario come luogo turistico sacro. Nato nel 1647, Giovanni preferì i poveri e i paria dell'India alla gloria della sua discendenza regale in Portogallo. Senza paura predicò contro la poligamia dei piccoli re locali perché potessero accedere al battesimo e rimanere fedeli agli impegni familiari. Per questo dovette affrontare minacce, l'arresto e la persecuzione e finalmente la decapitazione il 4 febbraio 1693, nei pressi del villaggio di Oriyur. I pellegrini che si recano al suo santuario sono soprattutto i poveri contadini della zona, di cui circa il 40% non cristiani. Per mancanza di denaro il santuario è stato trascurato per molto tempo, ma ora finalmente ecco il sogno: ristrutturare  le tre chiese, promuovere la vita di preghiera, ritiri e direzione spirituale, approvvigionamento di acqua potabile e facilità di ristorazione per i pellegrini, attività sociali per i contadini dei dintorni, allestire un museo e uno spettacolo di "suono e luci" sulla vita del santo. Vedi: Youtube - oriyur st. john de britto shrine.