English   Español   Français


If you wish to receive regularly the news from the Jesuit Curia, send an email with the subject "Subscribe"


Newslink


  • Versione Italiana
  • Archive of newsletters before March 2009
  • Headlines from the Social Apostolate


  • Jesuit news online


  • Jesuits in Africa
  • Jesuits in Canada and USA
  • Noticias de la CPAL-SJ
  • Jesuits in Europe
  • Jesuits in Asia Pacific
  • Jesuits in South Asia


    Dispatches from JRS

    a twice monthly news bulletin from the JRS International Office |More»


    In All Things

    the editorial blog from America magazine | More »


    Thinking Faith

    the online journal of the British province | More »


    Eureka Street

    public affairs, international relations, the arts and theology; from Australia | More »


    Ecology amd Jesuits in Communication

    Seeks to sustain a greater awareness of Jesuit people in ecology and advocacy efforts
    | More »


  • PDF

    Vol. XIV, No. 26 20 dicembre 2010

    Padre Generale

    Ancora sull'Europa. L'intervista al Padre Generale sull'Europa (cfr. Servizio Elettronico n. 21 del 20 ottobre) ha suscitato molto interesse all'interno e all'esterno della Compagnia di Gesù, ma ha suscitato anche qualche perplessità. Ci siamo perciò rivolti di nuovo al Padre Nicolás, chiedendogli alcune precisazioni.

     

    D. I suoi commenti sull'Europa dopo alcune visite ai gesuiti di questo continente hanno suscitato interesse ma anche meraviglia. Essi sono stati fatti subito dopo le visite in Belgio e Svizzera: sono allora il frutto di queste ultime due visite ai gesuiti europei?

     

    R. No, assolutamente. Di fatto io avevo risposto alle domande "prima" di quelle visite. E non si riferiscono nemmeno a ciò che ho visto nei miei incontri con i gesuiti. Le mie osservazioni sono di carattere più generale e sono l'espressione di quanto io avverto nel modo di parlare degli europei riguardo a temi, problemi e persone, dopo essere stato per ben 48 anni nell'Asia Orientale, dove certamente c'è una tradizione diversa a questo proposito.

     

    D. E' preoccupato per il fatto che alcuni possano considerare le sue parole troppo dure e perfino ingiuste per molti europei, che non sono certamente superbi e arroganti, ma sono semplicemente abituati a un linguaggio diretto e immediato?

     

    R. Io penso che questo è il rischio di tutte le affermazioni che riguardano gruppi di persone. Sarei certamente preoccupato se le mie parole fossero prese come un giudizio negativo sugli europei, cosa che di certo non volevano essere. Insisto nel dire che questo è ciò che mi ha fatto impressione in un modo di parlare che era mio un tempo, e forse lo è ancora. Sono anche ben cosciente che le lingue sono costruite e strutturate in modo diverso. Le lingue europee sono centrate fondamentalmente sull'argomento in questione. Asseriscono o negano, spiegano o rifiutano, chiariscono o sviluppano un'idea, un'opinione, una convinzione. Le lingue dell'Asia Orientale fanno maggiore attenzione alle persone che dialogano. Tu allora non rispondi subito all'argomento in questione, ma alla persona che ti rivolge una domanda, e ci sono molte sfumature alla fine di un'affermazione che rendono quest'ultima più gentile, meno perentoria, aperta alla discussione e ad altre interpretazioni. Il fatto è che l'argomento in questione normalmente non è definito o negato in ogni momento, ma rimane aperto ad altre opinioni anche contrarie, a ulteriori ricerche di sfumature o semplicemente di errore. E' chiaro che ciò aiuta tutti a sentirsi a proprio agio senza avere l'impressione di essere ignorati, esclusi o lasciati in disparte dalla conversazione.

     

    D. Si può fare qualcosa riguardo a queste impressioni?

     

    R. E' sempre molto difficile dire agli altri ciò che devono fare, quando uno non è sicuro (e io non lo sono) di avere operato i dovuti cambiamenti. Posso solo parlare partendo dalla mia esperienza e sul come ho dovuto apprendere un nuovo modo di parlare che è anteriore e va oltre il semplice apprendimento di un'altra lingua. In altre parole, ho dovuto imparare a parlare sempre con grande rispetto per "l'altro" con cui sto parlando, sia che si tratti di persone o di gruppi. Questo non è qualcosa che ho appreso dalla sera alla mattina; ci vogliono anni per cambiare quelle abitudini che abbiamo assimilato fin dalla nostra prima infanzia. Devo dire che la maggior parte delle volte non è questione di sforzo personale o dell'acquisizione di una qualche abilità diplomatica; il modo migliore di apprendimento è prendere coscienza di quanto sia piacevole quando le persone dialogano tra loro in questo modo rispettoso, quando le persone sono più importanti di qualsiasi idea che noi possiamo avere riguardo alle cose.

    La seconda cosa che ho dovuto imparare nel corso degli anni vissuti in Asia, è stata quella di essere più onesto con i miei dubbi e insicurezze. E' più reale, e di conseguenza più utile nell'interazione umana, lasciare che si manifesti la nostra ignoranza e incertezza. Sono veramente poche le cose circa le quali abbiamo una certa conoscenza. Parlare avendo presente questa consapevolezza apre la possibilità agli altri di aiutarci, di insegnarci, di contribuire con la loro esperienza e conoscenza là dove la nostra è insufficiente. Questo semplice fatto opera meraviglie nella comunicazione personale e facilita l'interazione. Se questa la chiamiamo "umiltà", allora devo dire che l'umiltà è molto utile per la comunicazione interculturale. 

     

    D. In questo modo lei fa apparire chiaro che la comunicazione umana può essere aiutata da una certa dose di spiritualità.

     

    R. Grazie per aver compreso le mie parole su questa linea. Questo è esattamente ciò che penso che può aiutarci nel nostro mondo complesso e difficile. C'è stato un tempo in cui ero convinto che conoscere le lingue fosse sufficiente. Poi ho appreso che era ancora più importante la chiarezza e l'accuratezza su ciò di cui si parla. In seguito ho scoperto che era della massima importanza per una reale comunicazione conoscere il bagaglio culturale delle persone che incontriamo. E' stato in Asia dove mi sono convinto che la comunicazione comincia e si approfondisce  quando ci rendiamo capaci  di accogliere gli altri dal profondo del cuore, così come sono, forti o deboli, ben determinati o vulnerabili; e che se non c'è amore è molto difficile comunicare. In altre parole, l'abilità della comunicazione si può acquisire e coltivare, ma l'evento in se stesso è più un'arte nella quale si cresce in umiltà e amore, che una tecnica di cui uno può diventare padrone ed esserne fiero. Le somiglianze con il progresso spirituale sono molte e profonde. Ed io sono profondamente riconoscente all'Asia per avermi fatto fare questa scoperta.

     


    Dalla Curia

    Una nuova Provincia. Il 26 novembre 2010, festa di San Giovani Berchmans, il Padre Generale ha firmato il decreto che unisce ufficialmente la Provincia di Chicago e quella di Detroit, facendone un'unica entità apostolica che da ora in poi si chiamerà "Provincia di Chicago-Detroit" (CDT). La nuova Provincia sarà effettiva dal 1° gennaio 2011 e il Padre Timothy P. Kesicki ne sarà il nuovo Provinciale.

     


    Dalle Province

    AUSTRALIA: Lavorare per l'ambiente

    In risposta ad un appello della Conferenza dei Gesuiti dell'Asia-Pacifico su come la Compagnia sta rispondendo alle sfide ambientali la Provincia dell'Australia ha redatto un rapporto relativo al suo impegno in questo campo. Il rapporto, volto a fornire le basi per una condivisione di risorse e capacità, mira a inserire l'impegno per la sostenibilità ecologica e l'educazione tra le priorità della Provincia. A questo scopo il rapporto invita a identificare per ogni ministero iniziative ambientali da intraprendere, a esaminare ciò che potrebbe contribuire a creare una maggiore consapevolezza sul tema dell'ambiente e a suggerire i modi in cui in un determinato tipo di apostolato si possano aiutare gli altri. Molte delle opere della Provincia stanno assumendo un'ottica ecologica e orientando le loro politiche verso uno stile più "verde". Particolarmente incoraggianti sono gli sforzi diretti ad educare i giovani, che possono a loro volta diventare agenti di cambio nelle proprie famiglie e comunità e contribuire così a educare le generazioni più anziane. C'è anche un desiderio di integrare le attività ambientali e gli sforzi di sensibilizzazione con i fondamenti teologici. Una ulteriore area di lavoro futuro sarà l'uso delle risorse naturali, sia in Australia che altrove.

     

    CROAZIA:  Il parlamento sponsorizza l'anno di Boškovic

    Per onorare il 300° anniversario della nascita del gesuita e studioso croato Rudjer Boškovic, il Parlamento Croato ha deciso di proclamare il 2011 anno di Rudjer Boškovic a livello nazionale. Il gesuita, nato a Dubrovnik nel 1711 e morto a Milano nel 1787 (vedi Annuario 2011, pp. 13-16), oltre che astronomo e fisico (è famoso per la sua spiegazione dinamico-atomistica della natura) era anche filosofo, teologo, matematico, diplomatico e poeta. La decisione del parlamento sarà l'occasione anche per promuovere la missione della Compagnia e nuove vocazioni in istituzioni accademiche ed educative. Tra gli eventi in programma anche un congresso internazionale organizzato dalla nostra Facoltà di Filosofia di Zagabria e che si svolgerà nel novembre 2011.

     

    HONG KONG: Seminario su Padre Matteo Ricci

     "Cercare Dio nelle culture" è stato il tema del Seminario promosso dai gesuiti di Hong Kong, dal 2 al 5 dicembre scorso, per commemorare i 400 anni della morte del loro confratello, il missionario Padre Matteo Ricci. Vi ha preso parte anche mons. John Tong, vescovo di Hong Kong, che ha presieduto l'Eucaristia di apertura. Secondo il vescovo, "l'evangelizzazione di Padre Ricci è sostenuta dalla profonda vita contemplativa, vale dire è un complemento armonico tra vita contemplativa e azione". Quindi ha incoraggiato la missione dell'evangelizzazione di oggi: essa deve essere concentrata ed accompagnata da una intensa vita spirituale contemplativa, perché "la riflessione e la contemplazione danno la forza del servizio. Secondo quanto riferisce Kong Ko Bao (il bollettino diocesano in lingua cinese ripreso dall'agenzia Fides), oltre 300 persone hanno partecipato al Seminario, venuti da Hong Kong, Taiwan, Inghilterra, Australia, India. Tra i presenti anche il Padre Gendron, Provinciale della Provincia dei gesuiti della Cina, e molti superiori delle comunità asiatiche della Compagnia di Gesù, insieme ad altri gesuiti, esperti di spiritualità e laici vicini alla spiritualità ignaziana.

     

    NEPAL: Le scuole dei gesuiti si espandono

    Sessanta anni dopo aver aperto la prima scuola in Nepal, i gesuiti continuano ad espandere l'apostolato educativo nel paese. E'stato infatti aggiunto un altro piano, il quarto, alla St. Xavier's School, la scuola che la Compagnia dirige a Kathmandu. Lo scorso 3 dicembre, durante la cerimonia di benedizione dei nuovi locali, il vescovo Anthony Sharma, vicario apostolico del Nepal, anch'egli gesuita, ha detto: "Il colore rosso della mia stola ricorda i sacrifici di tanti sostenitori, genitori, insegnanti, studenti e gesuiti che hanno reso possibile realizzare sempre più pienamente il motto della scuola: Vivere per Dio, lavorare per il Nepal'". L'edificio è uno dei più grandi del suo genere in tutta la nazione. Nato come scuola riservata ai ragazzi, dieci anni fa ha iniziato ad accettare anche le ragazze. Nel 1999 i gesuiti hanno aperto altre due nuove scuole nell'Est del Nepal orientale, a 10 chilometri dal confine con l'India, frequentate dai figli delle famiglie più povere. E' prevista una ulteriore espansione dell'apostolato educativo nella regione della città di Pokhara, ad Ovest di Kathmandu, dove i gesuiti hanno recentemente acquistato diversi ettari di terreno.  

     

    PAKISTAN: L'aiuto dopo le inondazioni

    Dopo le recenti alluvioni in Pakistan i gesuiti sono impegnati nell'aiuto alla popolazione colpita dal disastro, in particolare nella ricostruzione delle case, grazie anche ai fondi ricevuti dai confratelli australiani e di altri paesi. Il problema è la scarsità di mattoni dovuta ad aumenti imprevisti che hanno reso più difficile la situazione economica. I gesuiti sono impegnati in particolare nel distretto di Musafghar, nel Punjab meridionale e nella provincia del Sindh. Nella zona di Sukkur invece si stanno aiutando le popolazioni tribali acquistando terreni per la loro comunità.

     

    PERU': 400 anni dalla morte di Fratel Bernardo Bitti

    Ricorrono quest'anno i 400 anni dalla morte di Bernardo Bitti, gesuita nato a Camerino (Marche) nel 1548. Entrato nella Compagnia di Gesù come Fratello nel 1568, giunse in Perù  nel 1575 dedicando il resto della sua vita all'arte pittorica, con una particolare predilezione per la tematica mariana. Nei suoi dipinti si nota l'influsso di Michelangelo, di Raffaello e del Vasari, ma i quadri denotano comunque uno stile inconfondibile nel quale gli insegnamenti della scuola romana dell'ultimo manierismo si combinano con l'acre sapore della terra andina. Fratel Bitti si dedicò anche alla scultura e numerose sue opere sono oggi conservate nei musei di Lima, Cuzco e Altiplano. I quadri sono oltre un centinaio, pitture nelle quali la maestria di Fratel Bitti raggiunse i massimi livelli, e che oggi adornano diverse case e chiese della Compagnia in molte località peruviane. Morì a Lima nel 1610. Una serie di conferenze per commemorare il centenario è stata organizzata, all'inizio di dicembre, dall'Università Antonio Ruiz de Montoya, l'università dei gesuiti del Perù.

     

    SIRIA: Creare momenti di gioia

    I corsi - lingue, informatica, preparazione agli esami della scuola secondaria - offerti dal JRS (il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati) a San Vartan, ad Aleppo, sono sempre più popolari. Ma le persone vengono qui anche per altre cose. "Il centro del JRS è diventato un luogo di incontro dove la gente può superare le sue preoccupazioni e le sue angosce", spiega Suor Hala Daoud, e questo in parte grazie a un programma di sostegno psico-sociale che lei stessa gestisce. A San Vartan le attività ricreative come la cucina, il ricamo, il disegno, la fabbricazione di marionette e lo sport sono diventate risorse terapeutiche per aiutare i rifugiati ad affrontare il loro passato, a trarre il maggior vantaggio per il presente e a prepararsi per il futuro. "Non dimentichiamo mai il nostro scopo principale, cioè ascoltare e condividere con i rifugiati le conseguenze della guerra", dice Paul Diab, direttore del JRS-Siria. I momenti di festa sono importanti quanto il processo di guarigione. "Dedichiamo del tempo anche per salutare i partenti - sottolinea Suor Hala - e l'atmosfera positiva di San Vartan ha creato rapporti calorosi tra l'équipe del JRS e le famiglie che condividono la loro vita con noi e non perdono mai l'occasione di ringraziarci".

     

    SUDAN: Per la creazione di una università

    Dopo 25 anni di guerra civile e con un tasso di alfabetizzazione al di sotto del 30 per cento, l'apertura di una università cattolica in Sudan era ormai divenuta necessaria per la rinascita del Paese. L'idea risale al 1956, subito dopo l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Se ne riparlò nel 1983, durante l'incontro del presidente sudanese col Papa Giovanni Paolo II, ma lo scoppio della guerra civile bloccò il progetto. La Conferenza Episcopale ha definito l'apertura dell'università cattolica del Sudan fulcro del proprio programma per aiutare il Paese a risollevarsi da decenni di violenza, carestia e trasferimenti forzati. Con l'aiuto di due missionari americani, tra cui il P. Mike Schultheis, un gesuita che da quattro decenni è impegnato nel campo dell'educazione superiore in Africa, da pochi mesi il sogno è diventato realtà con l'apertura di due facoltà, una di scienze sociali e arte e una seconda di agricoltura e scienze ambientali. Si spera di aprire la facoltà di ingegneria entro il prossimo anno.

     


    Novità su SJWEB

    Un podcast con P. František Hylmar, "l'ultimo gesuita clandestino", entrato nella Compagnia di Gesù nell'antica Cecoslovacchia pochi mesi prima del crollo del regime comunista del 1989. Visto che i suo successore come Provinciale della Bohemia non può entrare in carica per ragioni di salute, Padre Generale gli ha chiesto di continuare come Provinciale. Padre Hylmar parla del suo lavoro come geodeta e cartografo prima di entrare nella Compagnia di Gesù, dell'essere Provinciale di una piccola Provincia - che tuttavia contava più di mille membri 250 anni fa - e sulla sua gioia di vedere Dio a lavoro nella Chiesa e nella società di oggi. Clicca su "Jesuit Voices".

     

    Mentre auguriamo a tutti i nostri lettori e amici un sereno Natale

    e un Nuovo Anno ricco di gioia e di pace,

    informiamo che il prossimo bollettino uscirà a metà gennaio.

    Dall'inizio di febbraio il servizio riprenderà il ritmo quindicinale