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    Vol. XV, No. 2 4 febbraio 2011

    Padre Generale

    Viaggio in America. Padre Generale prenderà parte all'incontro della Conferenza dei gesuiti degli Stati Uniti che si terrà dal 13 al 19 febbraio in Giamaica, e visiterà i gesuiti della Giamaica (una Regione dipendente dalla New England Province). Ogni due anni il Padre Generale partecipa all'incontro dei Provinciali per avere informazioni di prima mano sulla missione dell'Assistenza degli Stati Uniti e per presentare le sue prospettive e la sua visione della Compagnia universale. I Provinciali, portando avanti il loro normale lavoro per la promozione delle opere apostoliche e dei ministeri dei gesuiti della loro Assistenza, discuteranno su come mettere in pratica le prime due parti del discernimento sul Piano Strategico dell'Assistenza, già approvato nelle riunioni precedenti, cioè le comunicazioni e la promozione delle vocazioni. Il Padre Generale approfitterà di questo viaggio nella Regione della Giamaica per visitare alcune delle opere apostoliche della Compagnia, incontrare un centinaio di collaboratori e benefattori, e unirsi ai gesuiti della Giamaica per una serata di preghiera e di conversazione fraterna.


    La riunione di Singapore. Come riferito nel Bollettino precedente, il Padre Generale ha partecipato a Singapore, dal 23 al 27 gennaio, all'incontro dei Superiori Maggiori della Conferenza dell'Asia-Pacifico (della quale è stato Presidente prima di essere eletto Preposito Generale). Era accompagnato in questo viaggio dal Padre Daniel Patrick Huang, al quale abbiamo rivolto alcune domande. Ecco le sue risposte.


    D. Padre Huang, la Conferenza dell'Asia-Pacifico raggruppa numerose Province, Regioni e Missioni, spesso con problematiche e situazioni molto diverse. Può farci un breve panorama di quest'area della Compagnia?

     

    R. La conferenza dei gesuiti dell'Asia-Pacifico (JCAP) è composta di tredici unità: 7 Province (Australia, Cina, Indonesia, Giappone, Corea, Filippine e Vietnam) e 6 Regioni e Missioni (Cambogia, Timor Est, Malesia-Singapore, Micronesia, Myanmar e Thailandia). Al gennaio 2011 vi erano 1.640 gesuiti in questa Assistenza, cioè circa il 9% di tutti i 17.772 gesuiti nel mondo. JCAP è al servizio di un'enorme parte del mondo, in termini sia di estensione geografica che di popolazione. Oltre al vasto continente dell'Australia, JCAP include anche la Cina, la nazione più popolosa del mondo e la seconda più grande per territorio, come pure l'Indonesia, che non solo è un grandissimo arcipelago che si estende su tre fusi orari, ma anche il paese con il maggior numero di musulmani del mondo. In contrasto, fatta eccezione per due paesi a predominanza cattolica (le Filippine e Timor Est), la Chiesa cattolica in questa parte del mondo è veramente un "piccolo gregge", un'esigua percentuale della popolazione totale. Per esempio, i cattolici del Giappone, circa mezzo milione, rappresentano meno dello 0,5% della popolazione del paese. Allo stesso modo, i meno di 300.000 cattolici thailandesi costituiscono poco più dello 0,4% della popolazione della Thailandia. La grande maggioranza dei popoli dell'Asia-Pacifico hanno fatto parte per secoli dell'una o dell'altra delle grandi tradizioni religiose, come il buddhismo, l'islam, il confucianesimo. Attualmente, tuttavia, queste antiche religioni e tradizioni culturali dell'Asia devono confrontarsi con una crescente secolarizzazione delle culture. Le nuove culture "globali" emergenti influiscono particolarmente sui giovani, così numerosi nell'Asia-Pacifico.

                Oltre ad essere così diversi dal punto di vista religioso e culturale (non solo ci sono lingue differenti, ma anche numerosi alfabeti e sistemi di scrittura diversi!), i paesi dell'JCAP si trovano anche di fronte a sfide differenti. Nell'Asia-Pacifico, da una parte, ci si trova di fronte a giganti economici, come Cina, Giappone, Corea, Australia e Singapore, ma, dall'altra, anche di fronte ad alcuni paesi tra i più poveri del mondo, come Timor Est, Myanmar e Cambogia. Problemi di repressione politica e di limitazione alla libertà religiosa li troviamo in Myanmar, Vietnam e Cina. In riferimento alle varie forme dell'islam, oggi abbiamo sfide in Indonesia, Malesia e nel Sud della Thailandia e delle Filippine. Le migrazioni, dovute a varie ragioni, sono una grande sfida per l'intera regione e coinvolgono milioni di persone (in realtà, se si includono le migrazioni interne della Cina, sono centinaia di milioni!). Infine, nel complesso, l'Asia-Pacifico, per quanto riguarda la Compagnia di Gesù, è una regione giovane e in crescita. Circa un terzo dei gesuiti dell'JCAP sono sui 40 anni e anche più giovani. La nuovo Provincia del Vietnam, costituita solo cinque anni fa,  conta circa 150 gesuiti, di cui 90 in formazione. Dei 45 gesuiti di Timor Est, 30 sono in formazione. Dei 45 gesuiti che lavorano nella Missione del Myanmar, 34 sono in formazione.

      

    D. Quali sono stati i problemi principali affrontati dai partecipanti all'incontro di Singapore?

     

    R. Quando il P. Mark Raper cominciò il suo servizio come Presidente dell'JCAP nel 2008, furono individuate tre importanti priorità per la Conferenza: in primo luogo, la formazione (tenuto conto del grande numero di gesuiti in formazione nell'JCAP, molti dei quali appartenenti a unità geografiche recenti ma senza personale o strutture per la formazione); in secondo luogo, l'aiuto alle Regioni (che sono giovani, in via di sviluppo, bisognose di aiuto per la pianificazione, il personale e le risorse); e in terzo luogo, lo sviluppo della cooperazione tra le varie unità. In linea con quest'ultima priorità, nel luglio 2010, a Seul, i superiori maggiori dell'JCAP decisero di collaborare su due frontiere principali che la Conferenza si trovava di fronte: le migrazioni e la riconciliazione con la creazione. Sempre in Seul, in risposta alle preoccupazioni del Padre Generale per la Compagnia universale, si decise di fare maggiore attenzione per assicurare degli standards professionali a ogni singola unità, e per aiutare i superiori maggiori a crescere nella loro capacità di gestire casi che richiedono standards professionali.

                L'incontro di Singapore si è svolto sulla scia di queste priorità e linee guida. Sottolineo solo alcuni punti salienti. Riguardo alla formazione, si è discusso e commentato il documento sul profilo del gesuita formato nell'Asia-Pacifico (A profile of a formed Jesuit for Asia Pacific). Questo documento, preparato da un gruppo che ha lavorato sotto la direzione del P. Matthias Chae, delegato per la formazione nell'JCAP, offre una visione del processo di formazione e sarà una guida utile sia ai formandi che ai formatori. Per quanto riguarda le Regioni, si è discusso a lungo e con passione su varie possibilità circa la ristrutturazione del governo e delle strutture delle varie Province e Regioni, alla luce delle raccomandazioni del decreto 5° della Congregazione Generale 35ma. Questo processo di ristrutturazione continuerà ad essere all'ordine del giorno anche dei futuri incontri. Ci sono stati rapporti e discussioni sul processo ancora in corso realizzazione delle due frontiere comuni, cioè le migrazioni e la riconciliazione con la creazione. E c'è stato anche un'ulteriore interesse sugli standards professionali, compresa la formazione permanente dei superiori maggiori per la gestione di casi particolari.

     

    Q. Quale è stata la funzione e l'importanza della partecipazione del Padre Generale?

     

    R. Il Padre Generale è stato a suo tempo nostro Presidente e così, come lui stesso ha detto, questa visita è stata come un ritorno a casa. A livello strettamente personale, è stato un bene per i gesuiti e i nostri collaboratori in Thailandia, Cambogia e Malesia-Singapore, come pure per i superiori maggiori, vedere di nuovo in Asia il Padre Generale, che noi chiamavamo familiarmente "Nico", e di avere la possibilità di rinnovare vecchie amicizie e relazioni. Il Padre Generale, durante l'incontro, ha offerto ai superiori maggiori diversi spunti che credo siano stati significativi. Mi riferisco solamente a un importante intervento che ha fatto nel primo giorno, quando si è soffermato a lungo sui risultati del lavoro della Commissione per la ristrutturazione delle Province, che ha portato avanti il suo lavoro lo scorso anno a Roma, sotto la direzione del P. Tom Smolich. I punti che il Padre Generale ha sollevato sono stati cruciali per aiutare i superiori maggiori a prendere coscienza della necessità di rivedere l'attuale divisione in Province e Regioni in vista dei tanti cambiamenti nella Compagnia, per il bene della nostra missione e della nostra vita. Le sue parole hanno invitato i superiori alla libertà e alla creatività per intravedere un futuro differente dal presente; hanno dato all'JCAP argomenti per la riflessione, il discernimento e le decisioni da prendere nei prossimi incontri.

                Mi sembra che ci siano stati altri due importanti risultati nella presenza e partecipazione del Padre Nicolás. Primo, nei suoi interventi egli ha invitato i superiori maggiori e, attraverso di loro, i gesuiti dell'Asia-Pacifico, a una più profonda fedeltà al nostro Istituto. Per esempio, ha spiegato il suo modo di intendere la professione dei quattro voti; ha riflettuto sulla presenza di tante distrazioni nella vita del gesuita; ha espresso la sua preoccupazione affinché i gesuiti siano più presenti tra i poveri. Secondo, nel ricevere il rendiconto di coscienza dai superiori maggiori, sui quali grava certamente una delle più pesanti missioni nella Compagnia, penso che il Padre Generale ha dato loro l'incoraggiamento e il sostegno di cui hanno bisogno. Su quest'ultimo punto, non sono stati soltanto i superiori maggiori ad avere avvertito l'incoraggiamento. Un giovane vescovo (non gesuita), con il quale il Padre Generale si è incontrato privatamente, ha in seguito detto di essersi sentito rinnovato e rafforzato per la sua missione da questo incontro.


    Dalla Curia

    Dal 31 gennaio al 3 febbraio si è riunita a Roma, presso la Curia Generalizia, la Commissione Interprovinciale per le Case Romane (CIP), l'organismo creato per aiutare il Padre Generale e il suo Delegato nel governo delle istituzioni, delle comunità e degli impegni apostolici internazionali di Roma. I temi affrontati sono stati numerosi: il contesto della Missione della DIR (così vengono indicate le case interprovinciali di Roma), con la partecipazione dei rettori della Pontificia Università Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Orientale; la vita comunitaria in Roma per i gesuiti e gli studenti delle case romane (alla discussione hanno preso parte anche numerosi superiori e membri delle comunità); la collaborazione all'interno del "Consorzio" che raggruppa i tre istituti pontifici sopra menzionati; e ancora: la discussione, insieme ai decani, su alcune facoltà della Pontificia Università Gregoriana; la ricerca dei professori per sostituire gli anziani e l'eventuale ritorno di questi alle rispettive Province, ecc. Ci sono stati anche numerosi incontri con le comunità delle singole istituzioni e lo scambio di opinioni con professori e alunni.


    Dalle Province

    AUSTRALIA: Aiuto alle vittime delle inondazioni

    Un grande senso di comunità e una grande generosità. Questi gli aspetti principali emersi tra i fedeli della parrocchia di Sant'Ignazio a Toowong, Brisbane, durante le terribili inondazioni che hanno colpito recentemente l'Australia. "Il disastro ha fatto emergere il lato migliore delle persone", ha detto il vice-parroco, P. Greg Jacobs. Brisbane è stata la città più colpita dalle inondazioni, con molte case sommerse dall'acqua. Durante i giorni dell'emergenza la parrocchia, che era stata risparmiata dalle acque, ha messo i suoi locali a disposizione per ospitare gli sfollati e i parrocchiani hanno aperto le loro case alle famiglie bisognose mentre numerosi volontari erano impegnati a ripulire la città dal fango. Tra questi anche molti fedeli che si sono organizzati in squadre per portare soccorso a chi ha avuto la casa sommersa. Aiuto agli alluvionati è giunto da ogni parte dell'Australia da istituzioni e singoli cittadini. Anche i gesuiti hanno stanziato fondi per sostenere le iniziative di aiuto.

     

    COLOMBIA: La Javeriana è la migliore università

    La Pontificia Università Javeriana, diretta dalla Compagnia di Gesù, è la migliore università privata della Colombia e la terza tra quelle pubbliche e private: sono questi i i dati emersi da un'indagine pubblicata dal portale www.guiacademica.com del gennaio scorso. L'articolo segnala che all'inizio del 2010 il gruppo di ricerca Sapiens Research, guidato da Carlos Roberto Peña, ha dato inizio a un'indagine sui parametri di scienza, tecnologia e innovazione delle Istituzioni di Educazione Superiore (IES) della Colombia. "Venne denominato Ranking U-Sapiens Colombia, con lo scopo di fare una classifica in termini di qualità universitaria per poi fare un confronto con le migliori IES del mondo". Di 125 università e 125 istituzioni universitarie che ci sono in Colombia, l'indagine ha classificato 61 università e tre istituzioni che rispondono a tre criteri: hanno programmi di specializzazione e dottorato, hanno gruppi di ricerca e pubblicano articoli accademici nelle loro riviste riportati in Publindex.


    EUROPA: Matteo Ricci a Strasburgo. Il 19 gennaio scorso è stata una giornata memorabile al Parlamento Europeo di Strasburgo con la commemorazione ufficiale del quarto centenario della morte di Matteo Ricci sul tema: Incontro di Civiltà. Padre Matteo Ricci ambasciatore d'Europa nella Cina dei Ming. Erano presenti molte autorità di Macerata, la città natale del missionario. "L'esempio di Ricci e l'approccio di amicizia e rispetto tra i popoli offrono una lezione su cui riflettere - ha sottolineato Marco Scurria, patrocinatore dell'evento - in un momento in cui la libertà religiosa e gli attacchi alle comunità cristiane sono al centro dell'attenzione europea". Per l'occasione era stata allestita una mostra nella galleria sud del Palazzo del Parlamento Europeo.  "Ricci ci insegna come conoscere e rapportarsi alla Cina - ha sottolineato il vice-presidente della Commissione Europea Antonio Tajani. - La chiave del successo di Ricci è stata quella di affrontare il confronto con la Cina sul piano dell'eccellenza, un approccio ed una via che vale ancora oggi nei rapporti con questo paese che rappresenta una grande opportunità per l'Europa". Per questo è stata annunciata l'intenzione della Commissione Europea di organizzare una grande mostra a Bruxelles, insieme ad un momento di riflessione, di approfondimento e di confronto sull'esperienza ricciana. 


    GRAN BRETAGNA: Cultura e comunicazione

    Il gesuita irlandese Fergus O'Donoghue, direttore di Studies è stato uno dei relatori ad un incontro sui mezzi di comunicazione che ha visto riuniti 37 gesuiti in formazione. L'incontro si è tenuto a metà gennaio in Inghilterra e i partecipanti provenivano da una ventina di Province. Tra i temi discussi anche le varie iniziative portate avanti nel campo dei media nelle Province dei partecipanti e il modo in cui le culture regionali influenzano la comunicazione del Vangelo. P. Fergus ha presentato il suo punto di vista sulle opportunità e le sfide della parola scritta, in particolare sulla rete. Altri temi sono stati il cinema (presentato da Maggie Roux del Trinity and All Saints College di  Leeds); il giornalismo (Sr Janet Fearns FMDM); l'uso del teatro, sotto la direzione di Chrissie Poulter che, tra le altre iniziative, ha utilizzato questa disciplina per la risoluzione dei conflitti a Belfast.

     

    HAITI: A un anno dal terremoto. In occasione del primo anniversario del terremoto che ha devastato Haiti il 12 gennaio 2010, sono state fatte molte riflessioni e bilanci. Ecco una sintesi del P. Alfredo Ferro, coordinatore del settore sociale della Conferenza dei Provinciali dell'America Latina (CPAL). Haiti "è una realtà di frontiera per tutti coloro che hanno un minimo di sensibilità di fronte alla tragedia umana. E' una realtà limite nella quale la vita è minacciata in continuazione ed è perciò necessario agire con prontezza. Sono molte le cose che si sono accumulate (un passato turbolento, il terremoto, l'inefficienza governativa e della comunità internazionale, il colera, la realtà politica, ecc.) per affermare che si tratta semplicemente di un dramma umano e naturale... Sfortunatamente sono state troppe le promesse e poche le azioni se paragonate alle risorse umane e materiali che sono state messe a servizio della ricostruzione. Si è agito in modo lento, disorganizzato e senza una vera volontà politica della comunità internazionale... D'altra parte le condizioni locali non aiutano molto per intraprendere azioni di altro tipo". In questa occasione i gesuiti di Haiti ed i loro collaboratori hanno lanciato un appello per non perdersi d'animo e per invitare il popolo haitiano a cogliere l'opportunità di crescita. "Il terremoto non è stata una maledizione di Dio; questo dramma è in parte la conseguenza dell'elevata sismicità del paese ma è anche il risultato della irresponsabilità, negligenza ed egoismo delle nostre classi dirigenti e di una mancanza di coscienza cittadina di noi tutti". L'appello si conclude con una serie di inviti rivolti a tutti gli attori coinvolti nella ricostruzione. I gesuiti haitiani chiedono al popolo di Haiti di "rinforzare la coscienza nazionale"; ai cittadini di tutto il mondo di "continuare la mobilitazione in favore dell'isola"; alla classe politica di "mettere da parte gli interessi personali per difendere gli interessi del paese"; alle organizzazioni non-governative di portare avanti una "cooperazione sincera e feconda che aiuti realmente Haiti"; ai religiosi e religiose di tutte le confessioni di "lavorare insieme al di là delle differenze e a mettere la persona al centro".

     

    INDIA: Francobollo per il centenario della rivista Doot

    Con l'emissione di un francobollo commemorativo anche il dipartimento delle Poste dell'India si è unito lo scorso 15 gennaio ai festeggiamenti per il centenario di ininterrotta pubblicazione di Doot, il mensile dei gesuiti del Gujarat (vedi Servizio Elettronico, vol. XIV, n. 3 del 5 febbraio 2010). Nata nel gennaio del 1911, Doot è la seconda rivista più antica del Paese dopo Buddhiprakash, che di anni ne conta 155. Nel corso del suo secolo di vita la rivista ha contribuito alla crescita spirituale ed intellettuale della popolazione del Gujarat, trasmettendo i valori cristiani di amore, compassione, giustizia, pace e fratellanza. Il Padre Paul Varghese, ex-direttore della rivista, ha dichiarato che essa ha aiutato a stabilire un forte legame tra i cristiani del Gujarat quando ancora non esistevano mezzi di comunicazione, in particolare nelle aree rurali, e continua ad essere un fattore di cambiamento sociale e religioso col suo impegno contro le piaghe sociali come il sistema delle caste e le discriminazioni. Stampata in più di diecimila copie, è letta da circa 50.000 persone principalmente in India e tra gli indiani emigrati in Inghilterra e Stati Uniti.